Installazione

Gli allarmi aerei trasformati in opera d’arte a Venezia. L’idea di Daria Romanenko, ucraina di Bergamo

"Ascolta il cielo cadere" trasforma un dato remoto e continuo in un’esperienza fisica, fatta di vibrazioni, rumori e materia che si consuma

Gli allarmi aerei trasformati in opera d’arte a Venezia. L’idea di Daria Romanenko, ucraina di Bergamo

C’è un modo per vedere la guerra senza immagini, senza schermi, senza retorica. Basta ascoltarla. Dal 9 al 17 aprile 2026, negli spazi di “Crea Cantieri del Contemporaneo” alla Giudecca, l’installazione “Ascolta il cielo cadere” di Daria Romanenko trasforma un dato remoto e continuo – gli allarmi aerei in Ucraina – in un’esperienza fisica, fatta di vibrazioni, rumori e materia che si consuma.

L’opera arriva a Venezia a poche settimane dall’apertura della 61ª Biennale Arte, selezionata tra oltre quattromila candidature da 105 paesi nell’ambito della open call internazionale Crea Open. È un risultato che porta in laguna una voce insieme ucraina e italiana, legata a doppio filo a una biografia che attraversa confini e identità.

L’installazione si presenta come una mappa essenziale: venticinque mattoni, realizzati in cemento e grano e disposti a terra secondo la geografia dell’Ucraina. Le regioni orientali a destra, quelle centrali al centro, le occidentali a sinistra. Ogni elemento corrisponde a un oblast’ (una sorta di provincia) ed è connesso in tempo reale alla piattaforma che monitora gli allarmi aerei nel paese. Quando una sirena si attiva, il mattone corrispondente trema: il meccanismo entra in funzione, le spighe frusciano, lo spazio si riempie di un suono secco e continuo.

Il visitatore può seguire ciò che accade anche sul proprio telefono, grazie a un Qr code collegato alla mappa degli allarmi. Ma è soprattutto nel corpo che l’opera prende forma: nel ritmo delle vibrazioni, nella ripetizione dei suoni, nella percezione di una tensione che non si interrompe. Se l’allarme persiste, il cemento inizia a sgretolarsi, le spighe si spezzano. Eppure non cadono. Restano in piedi, sostenute dalle altre, in una sorta di equilibrio collettivo che rimanda a una resistenza quotidiana, discreta, condivisa.

Lo spazio alla Giudecca

“Crea Cantieri del Contemporaneo”, attivo dal 2016 sull’isola della Giudecca, è uno spazio indipendente che mette in relazione arte contemporanea e saperi artigiani. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’associazione One Contemporary Art e il Consorzio di Cantieristica Minore Veneziana, e affianca alle botteghe sei ambienti espositivi, in un dialogo continuo tra produzione artistica e lavoro manuale.

L’artista

Daria Romanenko, nata in Ucraina nel 1995 e cresciuta a Bergamo, ha costruito negli anni una pratica che intreccia ricerca visiva e riflessione politica. Dopo gli studi all’Accademia Carrara e una laurea in Culture Moderne Comparate all’Università di Bergamo, ha progressivamente riportato al centro del proprio lavoro il rapporto con il paese d’origine, soprattutto a partire dall’invasione su larga scala. Oggi affianca alla pratica artistica attività di mediazione culturale e divulgazione, tra cui un ciclo di incontri dedicati alla storia e alla lingua ucraina.

La scelta

La scelta di presentare l’opera a Venezia, in questo momento, aggiunge un ulteriore livello di lettura. Nello stesso anno in cui la Russia tornerà a occupare il proprio padiglione alla Biennale – dopo due edizioni di assenza e tra le polemiche sollevate da diversi paesi europei – “Ascolta il cielo cadere” introduce in città una presenza diversa, che non passa per dichiarazioni o posizionamenti ufficiali.

Non è un manifesto, né un monumento. Piuttosto, è un dispositivo che mette in relazione qui e altrove, presente e distanza. Quello che accade su quei mattoni, suggerisce l’opera, sta accadendo nello stesso momento anche altrove. E per capirlo, forse, basta fermarsi ad ascoltare.