Pallone d'Oro 2026

Gli ultimi minuti in campo di Loris Giovanni Rudelli, sempre con la Gandinese nel cuore

Il difensore (e capitano) della squadra seriana è il primo candidato del nostro trofeo per la Prima Categoria. Un problema all'anca, purtroppo, lo costringe al ritiro

Gli ultimi minuti in campo di Loris Giovanni Rudelli, sempre con la Gandinese nel cuore

Non tutte le storie sono fatte di scelte volontarie. Alcune, purtroppo, vengono imposte. Loris Giovanni Rudelli, difensore centrale classe 1994 e capitano della Gandinese, avrebbe voluto continuare a giocare a calcio ancora qualche anno. Ma il dolore all’anca era diventato insopportabile e i medici gli hanno ordinato di fermarsi. «Per me è stato, ed è tuttora, un grande trauma. Non nascondo di aver vissuto momenti di profonda tristezza. Ho costruito la mia vita intorno alla passione per lo sport».

Il 32enne è il primo candidato al Pallone d’Oro 2026 Prima Categoria di PrimaBergamo, l’iniziativa con cui vogliamo accendere i riflettori sul calcio dilettantistico dei nostri Comuni e premiare non solo i migliori in campo, ma chi sa rappresentare con passione e valori lo sport che amiamo. Ogni settimana troverete una nuova storia sul giornale in edicola, con il coupon da ritagliare, compilare e farci avere. Potete anche inviare prova fotografica del voto effettuato inviando una mail a redazione@primabergamo.it oppure un messaggio WhatsApp al 3500282362. Stessi riferimenti per candidare un giocatore, indicando nome, club e un recapito.

Professionista a tutto tondo

Rudelli è cresciuto a Gandino, ha studiato Giurisprudenza e per anni ha lavorato come legale per una multinazionale automobilistica a Milano. Un ostacolo logistico che non gli ha impedito di coltivare la sua più grande passione: il calcio. Per anni ha fatto avanti e indietro in macchina ogni giorno pur di non saltare un allenamento o una partita della Gandinese.

«Confrontandomi con tanti giocatori con cui ho avuto a che fare nel corso di queste stagioni – racconta -, nessuno è mai stato disposto a fare qualcosa di simile. Spesso mi sono chiesto se fossi io quello strano, se non ci credessi un po’ troppo». La verità è che Loris, sin da ragazzo, ha sempre avuto ben chiaro ciò che era davvero importante per lui. Oggi lavora a Dalmine, sempre in ambito legale ma con un taglio commerciale. Resta però fortemente legato al suo paese e al club che rappresenta orgogliosamente.

Undici anni indimenticabili

Quando la Gandinese è stata rifondata, nel 2015, Rudelli era lì. Ha scelto di sposare il progetto partendo dalla Terza Categoria. E oggi, dopo undici stagioni tra successi e delusioni, è ancora lì. Ha visto lo spogliatoio svuotarsi e riempirsi, allenatori e compagni cambiare, la squadra crescere e scalare categorie. La costante, negli anni, è stata la sua presenza. «Quello che più mi rende orgoglioso è guardarmi indietro e vedere tutto quello che è successo intorno a me. Tutto cambiava, tranne me».

Ha visto la società evolversi, lo stadio rinnovarsi con nuove tribune, un club organizzarsi bene, tanto che giocatori provenienti da Serie D ed Eccellenza l’hanno paragonato a realtà semi-professionistiche. «Non è arroganza, lo dico con grande umiltà: la Gandinese è speciale grazie a volontari appassionati e piccoli sponsor che ci permettono di competere ogni anno. Ci si sente parte di una famiglia».

Il momento personale più bello? Il gol nella finale play-off vinta 4-1 che ha sancito la promozione in Prima Categoria. «Segnare una rete così pesante, che vale un salto di categoria, è una soddisfazione indescrivibile». Mentre il sogno rimasto nel cassetto è il salto in Promozione: sfiorato proprio l’anno successivo a quel gol, in un’altra finale segnata da due gravi infortuni tra le fila rossonere.

Un finale amarissimo

A novembre 2025, degli specialisti gli hanno comunicato che avrebbe dovuto smettere qualsiasi attività sportiva a causa di un problema all’anca. Loris ha provato a stringere i denti per arrivare almeno a fine stagione. La resa è arrivata soltanto poche settimane fa, quando il dolore è diventato insopportabile. L’obiettivo adesso è uno solo: riuscire a giocare almeno altri dieci minuti nell’ultima partita casalinga della stagione regolare, prima degli eventuali play-off: «Per salutare il campo, l’ambiente, le persone. Quella che è stata casa mia per undici anni».

Non è ancora pronto a chiudere del tutto. Ha già dato la massima disponibilità alla società per restare, in qualsiasi ruolo: «Farei di tutto per questo club. Voglio continuare a vivere questi colori». Poi lancia un messaggio ai più giovani: «Vedo troppi ragazzi smettere presto. Si lamentano, dicono che i sacrifici sono troppi… È un peccato. Vorrei che la mia storia servisse a far capire quanto certe cose non siano scontate».

Rudelli si emoziona parlando del suo ritiro forzato: «Non voglio enfatizzarlo troppo, ma a livello sportivo è come perdere per sempre una parte di me. Il calcio è stato la mia vita per vent’anni e da un giorno all’altro mi è stato detto che non potrò più giocare». Non ha ancora elaborato del tutto la notizia. Continua a stare vicino ai compagni a ogni allenamento, ma non è la stessa cosa. Perché non ha mai pensato di lasciare la Gandinese, «una realtà unica e speciale». E adesso che è costretto a smettere, cerca in tutti i modi un modo per restarci.