C’è un momento, a teatro, in cui la scena smette di essere racconto e diventa qualcosa di più vicino a una confessione. È da lì che sembra partire “Lungo viaggio verso la notte” il dramma di Eugene O’Neill che arriva al Teatro Donizetti dall’11 al 19 aprile, per uno degli appuntamenti centrali della Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti.
Dopo l’apertura affidata alla leggerezza della commedia dell’arte con “Arlecchino muto per spavento” della compagnia Stivalaccio Teatro, la programmazione vira verso un classico del teatro americano del Novecento, affidato alla regia e all’interpretazione di Gabriele Lavia, figura tra le più autorevoli della scena italiana. Accanto a lui, Federica Di Martino e, sul palco, Jacopo Venturiero, Ian Gualdani e Beatrice Ceccherini.
Scritto tra il 1941 e il 1942, “Lungo viaggio verso la notte” è spesso accostato ad altri capisaldi del teatro statunitense come “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller e “Un tram chiamato desiderio” di Tennessee Williams. Debuttò postumo nel 1956 a Stoccolma e valse a O’Neill il Premio Pulitzer l’anno successivo. Al cinema fu portato da Sidney Lumet nel 1962, con Katharine Hepburn e Ralph Richardson.
Il testo racconta una sola giornata, nel 1912, all’interno della famiglia Tyrone. Ma quella unità di tempo si dilata in una progressiva discesa nelle tensioni domestiche: dipendenze, recriminazioni, affetti feriti e verità mai del tutto dette emergono in un equilibrio fragile tra amore e rancore. È un teatro che osserva da vicino, senza sconti, e che trova proprio nella dimensione familiare il suo campo di battaglia più scoperto.
Nelle note di regia, Lavia insiste su questo aspetto autobiografico: la casa dei Tyrone come “casa-prigione”, riflesso diretto dell’esperienza dell’autore. Ne deriva un allestimento pensato come un viaggio a ritroso, dentro una memoria che non consola ma scava. «Le vite degli uomini sono fatte di tenerezza e violenza», scrive il regista, indicando la linea emotiva che attraversa lo spettacolo: una convivenza irrisolta tra opposti, dove l’amore può trasformarsi in rifiuto e la famiglia diventare il luogo della sua stessa rovina.
La traduzione è di Bruno Fonzi, con adattamento di Chiara De Marchi. Le scene sono firmate da Alessandro Camera, i costumi da Andrea Viotti, le musiche da Andrea Nicolini. Il disegno luci è di Giuseppe Filipponio, il suono di Riccardo Benassi. La produzione è di Effimera e Fondazione Teatro della Toscana.
Lo spettacolo ha una durata di 2 ore e 45 minuti, intervallo compreso. Le repliche sono previste alle 20.30, con matinée domenicali il 12 e il 19 aprile alle 15.30 (riposo lunedì 13 aprile). I biglietti vanno da 15 a 45 euro, con riduzioni disponibili.
A completare la proposta, giovedì 16 aprile alle 18, nella Sala Musica del Teatro Donizetti, è in programma un incontro con Gabriele Lavia e la compagnia, coordinato dalla direttrice artistica Maria Grazia Panigada.