Sciopero e presidio all’esterno della ditta “Fonderie e officine Pietro Pilenga” di Comun Nuovo. Fim Cisl e Fiom Cgil spiegano che l’azienda, che occupa circa 200 lavoratori, si trova da tempo in una situazione di relazioni sindacali al lumicino e di rapporti tra proprietà e dipendenti al limite della sopportazione: cassa integrazione e ferie forzate comminate in punizione di comportamenti altrimenti “normali”, come congedi familiari e malattie, oppure ritorsioni economiche per ipotizzati errori nella produzione.
Una situazione allarmante, in un «insopportabile clima aziendale»
Questa mattina, venerdì 10 aprile, i dipendenti dello stabilimento bergamasco si sono ritrovati all’ingresso della ditta in via Spirano per testimoniare una situazione non più tollerabile. «Denunciamo con questa iniziativa l’insopportabile clima aziendale e la mancanza di relazioni sindacali serie su questioni importanti come la salute la sicurezza e l’ambiente di lavoro – dice Paolo Biava, di Fiom Cgil -. Chiediamo che si riprenda una dialettica costruttiva attraverso il coinvolgimento dei rappresentanti sindacali e delle organizzazioni provinciali anche in vista del rinnovo del prossimo integrativo».
«Riteniamo importante avere delle relazioni sindacali proficue e per questo chiediamo all’azienda di cambiare l’approccio nei confronti delle Oo.Ss – gli fa eco Mirco Locati, di Fim Cisl -. È indispensabile che i dipendenti siano trattati con rispetto e che non si possono avere atteggiamenti ritorsivi per coloro che usufruiscono di diritti come congedi parentali, congedi straordinari o chiedono la malattia professionale. Infine, riteniamo assurdo usare i dipendenti come cassa, addebitando loro presunti errori e chiedendo cifre assurde».
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La situazione in azienda è da sempre difficile, dicono i rappresentanti di Fim e Fiom, ma nell’ultimo anno le relazioni sono anche peggiorate. Dal 2025 l’azienda fatica a rispondere alle Organizzazioni Sindacali e non fa incontri di nessun tipo, se si esclude quello per la Cigo (Cassa integrazione guadagni ordinaria), obbligatorio per legge.
Durante la Cigo, Pilenga avrebbe usato la cassa in maniera punitiva lasciando a casa «chi gli sta antipatico (tra i quali il nostro delegato), chi ha usato congedi parentali, congedi straordinari o chi a chiesto la malattia professionale. A questi finita la cassa ha iniziato ad usare lo strumento delle ferie obbligate. In ultimo, per problemi legati a un macchinario e ad alcuni dischi usciti con una quota sbagliata vengono addebitati a dipendenti i costi commerciali persi».