Parole e conseguenze

Contestazione ProPal in UniBg contro Gori, la richiesta: «Niente provvedimenti disciplinari a due studenti»

Il Senato accademico si esprimerà lunedì 13 aprile, ma i sindacati chiedono il ritiro delle sanzioni e «maggiori spazi di confronto»

Contestazione ProPal in UniBg contro Gori, la richiesta: «Niente provvedimenti disciplinari a due studenti»

«Siamo con chiunque spara a un sionista»: la frase, che aveva destato scalpore nel mondo politico e tra i cittadini bergamaschi, era stata pronunciata da un contestatore ProPal nel corso di un incontro all’Università di Bergamo, lo scorso 23 gennaio.

Adesso per quelle parole, venute fuori durante uno scambio verbale con uno degli ospiti dell’evento, l’eurodeputato Giorgio Gori, due studenti dell’Ateneo rischiano dei provvedimenti disciplinari. La faccenda sarà oggetto di discussione nella riunione del Senato accademico del prossimo lunedì 13 aprile, quando in contemporanea, alle 14.30, i sindacati Cub, Adi e Flc Cgil terranno un’assemblea nell’Aula 10 della sede di via dei Caniana.

La contestazione e la Digos

In realtà, l’incontro era incentrato su giovani, università e lavoro. Insieme a Gori c’erano come relatori la professoressa ordinaria UniBg Federica Origo e il professor Michele Boldrin (Washington University in St. Louis). Quindi di base non è che c’entrasse granché con la questione israelo-palestinese, se non per il fatto che proprio l’ex sindaco di Bergamo era accusato, dagli attivisti, di avere posizioni troppo filo-israeliane.

«La presa di posizione degli studenti rispetto a recenti posizioni dell’onorevole Gori, posizioni ritenute eccessivamente filo-israeliane, ha portato a una escalation verbale dalla quale nasce, oggi, la richiesta di provvedimenti disciplinari – hanno reso noto i sindacati oggi (venerdì 10 aprile) in una nota -. Prendiamo atto, inoltre, che in questa occasione si è potuta constatare la reiterata presenza, all’interno degli spazi universitari, di agenti della Digos, mai deliberata né concordata in nessuna sede istituzionale».

«Ritirate i provvedimenti»

Alcuni tra docenti, dottorandi, studenti, personale tecnico dell’Università hanno inviato al rettore Sergio Cavalieri e al Senato Accademico una lettera, in cui si chiede il ritiro dei provvedimenti nei confronti dei due studenti che hanno partecipato all’iniziativa.

«Proprio per favorire un clima di discussione ed evitare il ripetersi di episodi di violenza (anche se solo verbale), riteniamo fondamentale instaurare un confronto costruttivo e non una repressione intimidatoria – hanno continuato le sigle -. Pensiamo che l’Università sia un luogo di confronto e anche di accesa dialettica, non un luogo di catechesi del pensiero ortodosso. Non riteniamo l’utilizzo dei provvedimenti disciplinari uno strumento per affermare le proprie idee e per confutare le tesi degli altri».

«Tendenze antidemocratiche»

I sindacati hanno poi collegato la questione a quella che ritengono una mancanza di visione sul futuro dell’università e della ricerca in Italia, così come dei bassi stipendi, una situazione che per loro «inasprisce il conflitto ed esaspera la tensione». A ciò, per le sigle si aggiungerebbe «una costante torsione antidemocratica da parte dell’attuale Governo», una tendenza della quale accusano anche l’Ateneo bergamasco.

«Chiediamo alle rappresentanze in Senato di tutte le componenti accademiche di non avallare i provvedimenti – hanno concluso -. La comunità universitaria ha bisogno di maggiori spazi di incontro, confronto e discussione e non di provvedimenti e sanzioni disciplinari, peraltro gestiti in modo verticistico e senza alcun confronto preliminare con le componenti tutte, che costituiscono lo spazio vivo del nostro Ateneo».