La base operativa era a Gorle, ma il raggio d’azione copriva l’intero Nord Italia, toccando le province di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Lodi. Una coppia di coniugi – lui italiano di 38 anni, lei sudamericana di 22 – è finita nel mirino della Guardia di Finanza di Brescia con accuse pesantissime: truffa, estorsione aggravata, lesioni, malversazione e autoriciclaggio.
I due, titolare e dipendente di una ditta idraulica, avevano messo in piedi un sistema tanto remunerativo quanto spietato, colpendo oltre cento vittime, spesso scelte tra le fasce più deboli come anziani e persone fragili.
Meccanismo del raggiro e le violenze
Il piano era stato studiato tutto nei minimi dettagli. Grazie a un broker informatico, il loro numero appariva sempre come primo risultato sui motori di ricerca per chi cercava un idraulico urgente. Al telefono promettevano interventi economici, tra i 50 e i 70 euro, ma una volta entrati in casa il conto lievitava improvvisamente oltre i mille euro.
Chi provava a opporsi veniva minacciato o costretto a pagare in nero. In un caso drammatico avvenuto nel bresciano, un anziano è stato persino aggredito fisicamente con una chiave inglese per costringerlo a saldare l’esorbitante parcella.
Tenore di vita alto e redditi irrisori
Nonostante la ditta dichiarasse entrate minime al fisco, lo stile di vita della coppia era sfarzoso. Gli inquirenti hanno riscontrato una sproporzione di circa 400mila euro tra i redditi dichiarati e la ricchezza effettiva. Durante il blitz delle Fiamme Gialle sono stati sequestrati 197mila euro in contanti e disponibilità finanziarie, oltre a un SUV di lusso del valore di oltre 50mila euro.
Le indagini hanno rivelato che i due utilizzavano anche fatture gonfiate con l’IVA per ottenere decreti ingiuntivi contro i clienti che non pagavano immediatamente, trasformando il raggiro in una persecuzione legale.
Malversazione ed autoriciclaggio
Oltre ai raggiri privati, la coppia avrebbe frodato anche lo Stato. È emerso infatti un finanziamento pubblico di 109mila euro, garantito da “Mediocredito Centrale” e destinato teoricamente al pagamento dei fornitori. In realtà, quei fondi sarebbero stati dirottati per acquistare un immobile all’asta, poi rivenduto dopo un anno per generare una plusvalenza.
Questa operazione ha fatto scattare anche l’ipotesi di autoriciclaggio. Al momento sono sedici le denunce formali depositate, ma la Guardia di Finanza invita chiunque sia rimasto vittima del duo a farsi avanti.