Pallone d'Oro 2026

Le fondamenta del Levate poggiano su Cristiano Daminelli: «Siamo un gruppo vero e unito»

Il centrocampista classe 1997 è tra i candidati del nostro premio per la Seconda e la Terza Categoria. E ha ben chiaro cosa significhi essere un capitano

Le fondamenta del Levate poggiano su Cristiano Daminelli: «Siamo un gruppo vero e unito»

Ripartire da zero non significa solo ricominciare. Significa credere in qualcosa quando ancora non esiste, investire in passione per colmare un vuoto. Cristiano Daminelli, centrocampista classe 1997 del Levate, sa bene cosa significhi rifondare una squadra con le proprie mani.

Il 29enne è il quinto candidato al Pallone d’Oro 2026 Seconda e Terza Categoria di PrimaBergamo, l’iniziativa con cui vogliamo accendere i riflettori sul calcio dilettantistico dei nostri Comuni premiando chi sa rappresentare con passione e valori lo sport che amiamo. Ogni settimana troverete una nuova storia sul giornale in edicola, con il coupon da ritagliare, compilare e farci avere. Potete anche inviare prova fotografica del voto effettuato inviando una mail a redazione@primabergamo.it oppure un messaggio WhatsApp al 3500282362. Stessi riferimenti per candidare un giocatore, indicando nome, club e un recapito.

Giocatore per vocazione

Daminelli lavora in un’azienda farmaceutica di Treviglio come responsabile acquisti. Un impiego che gli richiede precisione e dedizione, ma che non ha mai scalfito la sua passione più grande: il calcio. «Ho iniziato a 6 anni al Levate e ci sono rimasto fino ai 16. Poi ho fatto esperienze fuori: Fiorente, Città di Dalmine, Presezzo. Ma il cuore è sempre rimasto al mio paese». Proprio in quegli anni, la prima squadra del Levate aveva smesso di esistere. «Non potevo accettarlo. Insieme a Michele Nozza, che oggi è il segretario della società, e Fabrizio Accorigi, un altro amico, abbiamo deciso di rifondarla. Siamo ripartiti dalla Terza Categoria».

Ogni domenica, il centro sportivo di Levate si riempie di volti familiari: «In casa abbiamo sempre tanta gente, la tribuna è spesso piena. Anche in trasferta ci seguono in tanti. Questo ci dà una forza incredibile. Quando siamo stati promossi in Seconda, un anziano del paese è venuto da noi in lacrime ringraziandoci per avergli regalato “una soddisfazione enorme”. Ecco, queste sono le storie che ti fanno capire cosa significhi rappresentare qualcuno».

Il successo più grande

Non è stato facile. Trovare sponsor, convincere giocatori, costruire una rosa competitiva partendo dal nulla. «I primi anni sono stati tosti dal punto di vista dei risultati. Eravamo a metà o medio-bassa classifica. Ma quelli sono stati gli anni più importanti, quelli in cui abbiamo creato lo spirito che ancora oggi ci contraddistingue». Di quella prima squadra rifondata, oggi Cristiano è l’unico rimasto in campo. «Ma lo spirito è rimasto lo stesso. Abbiamo costruito un gruppo vero, fatto di ragazzi che tengono alla maglia, che non saltano mai un allenamento. In Seconda Categoria non è scontato».

Cinque anni fa è arrivata la promozione dalla Terza alla Seconda, guidati in panchina da Diego Colombi, oggi preparatore dei portieri e presidente. Da allora, il Levate si è stabilizzato in categoria, conquistando salvezze importanti. La società è gestita interamente da volontari, persone che dedicano tempo ed energie a questa realtà. «La società è cresciuta, ma l’anima è rimasta la stessa. Diego, che ci ha allenato nei primi anni, oggi è il nostro presidente. È la continuità di un progetto che ha radici profonde».

Un esempio per i più giovani

Daminelli è ormai un pilastro della rosa. «Anagraficamente ci sono alcuni più grandi di me, ma io sono quello che è qui da più tempo. Sento la responsabilità, cerco sempre di aiutare in ogni momento. Dopo l’ultima vittoria, un ragazzo è venuto da me dicendomi che ha capito cosa significhi vestire questa maglia. Per me è un orgoglio. Vuol dire che quello che abbiamo creato dieci anni fa è diventato qualcosa di reale, di vivo».

La pizza del venerdì dopo l’allenamento, l’aperitivo di tanto in tanto. Piccoli riti che tengono unito il gruppo. «Ma prima viene la serietà in campo. Se i rapporti non funzionano sul terreno di gioco, anche il resto viene meno. Per fortuna in questi dieci anni ci siamo sempre rialzati di fronte a tutto e sono sicuro che andrà avanti così a lungo».

Stesse radici, nuovi orizzonti

L’anno prossimo sarà il decimo dalla rifondazione. E per celebrarlo arriverà anche il campo sintetico. «Sarà una bella novità, un altro passo avanti per una realtà che non smette di crescere. Ma ciò che ci rende diversi è lo spirito di gruppo. Qui c’è qualcosa di speciale. La vicinanza delle persone alla squadra, il fatto che tante figure in società abbiano giocato qui. Quando scendo in campo sento che questa maglia vale più di tutto. Abbiamo dato vita a qualcosa che non esisteva, regalandolo al paese. E ogni domenica continuo a giocare per quella stessa idea».

Un percorso condiviso con tante persone speciali: i già citati co-fondatori, il presidente, ma anche tutti i calciatori, allenatori, collaboratori e volontari che dal primo giorno hanno alimentato il progetto con passione e dedizione.