L'addio della moglie

Il ricordo di Antonio Carminati: «Rispondi tu, Mirella: digli che sono gli ultimi giorni»

Il cantore della Valle Imagna, direttore e anima del Centro Studi, è morto a 64 anni nella sua abitazione di Corna in seguito a una grave malattia

Il ricordo di Antonio Carminati: «Rispondi tu, Mirella: digli che sono gli ultimi giorni»

di Paolo Aresi (foto in apertura di Marzo Mazzoleni)

«Non era facile per me capire del tutto la sua vocazione. Antonio era come un missionario, era animato da una passione inesauribile per la vita delle nostre valli, la sua missione era non perdere la conoscenza, anzi, riscoprirla, e portarla a tutti. Per questo si impegnava a fondo nel Centro studi Valle Imagna, per questo ha promosso la pubblicazione di duecento libri, soprattutto sulla vita delle nostre montagne».

Antonio Carminati ci ha lasciati sabato scorso, 11 aprile, è morto nella sua abitazione di Corna Imagna, sul declivio al confine del bosco, dopo quasi tre anni di lotta contro la malattia. Aveva 64 anni.

A Bergamo e non soltanto era apprezzato per i suoi studi sulla cultura della Valle Imagna, sulle tradizioni, sulle storie della valle e dei suoi abitanti. Sua moglie Mirella, che è anche stata la sua più solerte collaboratrice, lo ricorda qui, seduta al tavolo della cucina, dice: «Ho sempre cercato di aiutarlo, soprattutto in questi tre anni di malattia in cui lui non si è mai fermato, ma ha continuato a studiare, a coordinare, a preparare incontri, studi, libri. Ha lavorato fino agli ultimi giorni. Aveva un fuoco dentro, una passione. La vita in tutte le sue manifestazioni lo coinvolgeva, lo incuriosiva. La storia in generale e le storie delle comunità, delle persone. Lui lavorava di giorno e di notte per il Centro studi. A volte al mattino mi diceva: “prova a guardare quello che ho scritto” e io leggevo e poi gli chiedevo quando lo aveva scritto. Lui mi rispondeva “stanotte”. Perché a volte le idee gli venivano mentre era a letto e allora si alzava e le metteva nero su bianco. Era curioso, cercava sempre di sapere e di capire e poi voleva trasmettere agli altri questa conoscenza».

Una passione lunga una vita che a metà anni Novanta prese una forma ben precisa: insieme ad alcuni amici (Vittorio Maconi, Costantino Locatelli, Cesare Rota Nodari, Sandro Ubertazzi e pochi altri) e alla moglie diede vita al Centro Studi Valle Imagna.

Cominciò così un impegno sistematico di ricerca (…)

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