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Prima di Roma-Atalanta, Gasperini si commuove parlando di Dea e di Percassi e lascia la conferenza

Il tecnico giallorosso ha prima commentato la polemica con Ranieri, poi si è lasciato andare ai ricordi. E alle tante emozioni (con occhi lucidi)

Prima di Roma-Atalanta, Gasperini si commuove parlando di Dea e di Percassi e lascia la conferenza

Sale la tensione in vista di Roma-Atalanta, partita importantissima nella corsa a un postro nell’Europa che conta nella prossima stagione e in programma domani sera (sabato 18 aprile, 20.45). Ed è soprattutto nella Capitale che l’avvicinamento al match lo si sta vivendo in un clima non proprio sereno.

Per Gasperini, tecnico dei giallorossi, quello di domani non può essere un incontro normale. I quasi dieci anni vissuti a Bergamo, con l’Atalanta portata a picchi che mai aveva raggiunto prima, sono ancora vividi nella sua memoria, così come in quella di tutti i tifosi nerazzurri. Ma ad acuire la normale tensione di una partita che già di per sé si porta dietro un carico emozionale non da poco, ci sono le tensioni interne al club giallorosso, venute a galla negli ultimi giorni e che parlano di un rapporto logorato tra il tecnico e Claudio Ranieri, senior advisor della proprietà americana.

Le tensioni con Ranieri (e non solo)

Per questo motivo la conferenza stampa pre partita andata in scena oggi a Trigoria era particolarmente attesa. E certo non ha deluso, con Gasperini che prima ha subito toccato i temi più caldi (e più sentiti da stampa e opinione pubblica), poi s’è invece lasciato andare ai ricordi nerazzurri, arrivando addirittura a commuoversi mentre parlava di Antonio Percassi e lasciando la conferenza proprio in quel momento.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, Gasperini ha voluto chiarire – ancor prima che gli venissero poste delle domande al riguardo – la sua posizione circa la polemica relativa ai suoi rapporti con Ranieri.

«C’è stata un’intervista venerdì scorso di Ranieri che ha creato delle situazioni, per me è stata una sorpresa incredibile. Non c’è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che abbiamo fatto, che nei rapporti tra noi due. Non me lo aspettavo. E in tanti mesi non avevo mai ricevuto questi toni. Da quel momento mi sono preoccupato, intanto, di non risponde e, poi, di cercare di non creare nessun tipo di danno e difficoltà alla squadra o ai tifosi della Roma. Domani è importante, abbiamo ancora chance per l’Europa. La cosa importante è questa. Gradirei che parlassimo solo di campo».

Il tecnico ha poi dribblato altre domande legate a questo argomento, spiegando di voler restare concentrato sul campo, sull’obiettivo europeo, ed evitando di parlare del suo futuro. E su un’altra polemica nata a Roma in questi giorni, ovvero sue presunte discussioni con lo staff medico circa le condizioni dell’esterno brasiliano Wesley, ha detto: «Wesley si sente di poter giocare. La parte medica considera giustamente che ci sono dei rischi e su questo si è innescato qualche discussione. Ma da qui a fare tutto un altro tipo di discorsi ce ne passa. Vedremo cosa accadrà domani. Se il medico dice no, non posso fare nulla, mi sono sempre attenuto alle indicazioni mediche. Non posso forzare delle situazioni».

Il rapporto con Palladino e i motivi dell’addio alla Dea

Si è poi aperto il capitolo Atalanta. In primis, Gasperini ha parlato del suo rapporto con l’attuale allenatore della Dea, Raffaele Palladino, che è stato suo giocatore e che viene ritenuto un suo “allievo”: «Raffaele l’ho conosciuto quando aveva 17 anni. Credo di essere stato a lungo un riferimento anche per lui, ma le tensioni della gara sono normali, ognuno tira per la sua squadra, poi quando finisce la partita è diverso. Il calcio è calcio, ma è anche giusto che sia così. Io avevo degli amici quando giocavo che ci davamo di quelle legnate durante la partita, poi andavamo a cena insieme».

Particolarmente significative le parole del tecnico giallorosso sui motivi che lo hanno portato a lasciare l’Atalanta nel giugno 2025:

«Sono venuto via da Bergamo che avevo ancora un anno di contratto, con una società che voleva assolutamente allungare il contratto, dove io consideravo che il ciclo si era chiuso perché ritenevo che non fosse più possibile fare da parte mia di più di quello che avevamo fatto. Era giusto che ci fosse qualcun altro. Avrei mantenuto e rispettato il mio contratto, ma avevo già detto da mesi che non avrei più rinnovato. Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto. Sicuramente è stata una storia lunga, nove anni. Io mediamente sono stato otto anni a Genova e nove anni all’Atalanta, vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta. Certo che in nove anni a volte succedono dei punti di vista diversi, però sempre nei limiti delle cose. Probabilmente succede anche tra marito e moglie. Poi ho fatto questa scelta e sono contento di averla fatta, perché la proprietà non era più la stessa, la considerazione sull’allenatore non era più la stessa. E lo dico senza alcun problema. Ho constatato questo e ho cambiato dopo la fine del campionato, quando la società mi ha dato la possibilità di trattare con altre squadre, altrimenti sarei rimasto fino alla scadenza del mio contratto».

Le lacrime per Percassi

Ed è a questo punto che le emozioni prendono il sopravvento in Gasperini. Continuando a ricordare gli anni vissuti a Bergamo, la voce inizia a tremare un po’ e gli occhi a diventare lucidi: «A Bergamo ho potuto far bene perché il contesto intorno a me era compatto, il lavoro della società è stato straordinario. La città piccola ha creato un clima ideale. L’anomalia dell’Atalanta è stato giocare in Europa facendo utili. Non solo per merito mio, ma soprattutto di una società capace di operare in sintonia con l’allenatore. Poi le cose sono cambiate. Un po’ perché è cambiata la proprietà, un po’ perché non c’era più il papà a cui io ero molto legato…».

Il riferimento è ad Antonio Percassi, presidente atalantino. E proprio a questo punto Gasperini non è più riuscito a tenere dentro le emozioni: una, due lacrime. A quel punto, senza dire una parola, il tecnico giallorosso si alza e lascia la sala stampa, evitando così di mostrare le lacrime ai presenti. Ma confermando una volta di più quanto è stato forte, indimenticabile e per certi versi indissolubile il rapporto che ha creato con l’Atalanta, i suoi tifosi e la città. E questo non cambierà mai, neppure adesso che si è rivali.