Da dove cominciamo? Dalla fine, ovviamente. Atalanta-Lazio non mette in palio solo la finale di Coppa Italia, quindi la possibilità di vincere un trofeo. Questo è importante, certo, ma al momento è ancora un pensiero lontano. Superare la Lazio significherebbe conquistare, con grandi possibilità che sia tutto (quasi) scontato, l’accesso alle prossime coppe europee. O l’Europa League da vincitrice del trofeo, o la Conference League.
Chi guarda alla possibilità di giocare la Conference League come un traguardino da ignorare, sbaglia tutto. Perché le stagioni storte capitano a tutti (il Leicester è appena retrocesso in terza serie, dieci anni fa vinceva il titolo in Premier…) ed essere riusciti a garantirsi le coppe con (almeno) il settimo posto è qualcosa da sottolineare. Anche se non fa spellare le mani.
La sfida con la Lazio – ricordando pure il mani di Bastos del 2019 (ma non solo) -, racconta di un trofeo in cui l’Atalanta, negli anni, qualche torto arbitrale lo ha subito. Per vincere non ci si attacca a queste cose, ma sono comprensibili gli stati d’animo di chi c’era e che oggi sogna una “vendetta”.
Infine, ma solo per chiudere in bellezza, la gente. Le aspettative dei tifosi, il sogno di alzare un trofeo che a Bergamo s’è visto solo nel 1963 e quasi di sfuggita a causa della morte di Papa Giovanni XXIII che avvenne il giorno dopo la conquista del tirolo.
La manifestazione d’affetto di domenica allo stadio ha colpito i giocatori, lo stesso Palladino ha detto di sentirsi in debito con il pubblico e vuole regalare un’altra grande notte a Bergamo: forza mister, qui siamo tutti d’accordo e non vediamo l’ora di organizzarci per la finale.