È stato ufficialmente presentato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza la richiesta di Valutazione d’Impatto Ambientale (Via), da parte del gruppo canadese Zenith Energy, per la miniera di Novazza che è frazione di Valgoglio in Val Seriana. Di questa ricerca dell’uranio se ne era già parlato a luglio di un anno fa e il fatto in questione aveva riacceso i riflettori sul comune di Valgoglio, dove Regione Lombardia aveva avviato una procedura pubblica.
L’uranio e un progetto tra strategia e territorio

Zenith Energy, realtà quotata sui mercati di Londra, Oslo e Stoccolma, mantiene un forte Dna italiano nonostante la sede a Calgary. In Italia opera già attraverso Wesolar per il fotovoltaico e tramite filiali dedicate all’estrazione di gas naturale.
La neonata Fei è stata creata specificamente per gestire i progetti legati all’uranio a Novazza e in Val Vedello (Sondrio), per la quale la documentazione ambientale sarà presentata entro metà luglio. L’investimento iniziale stimato per la fase esplorativa si aggira tra i 2 e i 3 milioni di euro, un passo necessario per valutare il potenziale reale dei siti prima di qualsiasi attività estrattiva.
Sicurezza energetica e transizione
L’iniziativa si inserisce in un contesto geopolitico complesso, segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dalla necessità europea di ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Cattaneo ha evidenziato come Novazza e Val Vedello siano asset strategici per la sicurezza energetica nazionale, pur riconoscendo la delicatezza del tema uranio.
La società ha assicurato che ogni operazione seguirà i più rigidi protocolli di radioprotezione e gestione dei rifiuti, garantendo la tutela dell’ecosistema alpino. Il futuro del progetto dipenderà però anche dalle decisioni politiche che matureranno in Parlamento riguardo al ritorno del nucleare in Italia.
L’eredità degli anni ’70 e il potenziale dei siti
Le miniere di Novazza e Val Vedello non sono una scoperta recente: furono sviluppate tra il 1959 e il 1982 da Agip Nucleare nell’ambito del programma atomico nazionale. Le stime storiche parlano di circa mille tonnellate di uranio metallico a Novazza e 6.000 tonnellate di ossido di uranio nel sito sondriese.
Quest’ultimo, situato a quote più elevate, risulta essere il più vasto con oltre 11 chilometri di gallerie sotterranee. Dopo la chiusura post-referendum del 1987, i giacimenti sono rimasti inutilizzati, ma il recente interesse del Governo per le nuove tecnologie nucleari ha riportato i riflettori su queste valli, riaccendendo il dibattito tra opportunità economica e preoccupazioni ambientali.