Intervista esclusiva

Il super poliziotto Franco Gabrielli: «Maranza e baby gang? È saltato il sistema»

Parla l’ex capo della polizia e primo direttore del Sisde (i servizi segreti civili italiani), a Treviglio per un convegno

Il super poliziotto Franco Gabrielli: «Maranza e baby gang? È saltato il sistema»

di Davide D’Adda

A Roma lo chiamano «lo sbirro tranquillo». Sessantasei anni, quaranta dei quali in Polizia, Franco Gabrielli oggi insegna alla Bocconi di Milano, ma alle spalle ha uno dei curriculum più clamorosi d’Italia nel campo della sicurezza: è stato capo della Polizia, capo della Protezione civile, prefetto dell’Aquila durante il terremoto, prefetto di Roma e direttore del Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica: nientemeno che i nostri servizi segreti civili.

Eppure, seduto all’ultimo tavolo in fondo alla grande sala del Maté di Treviglio, sorseggia una media e divora una pizza come un avventore qualunque, chiacchierando sornione e dosando aneddoti divertenti con un incrollabile rigore d’analisi. A portarlo nella “capitale della Bassa” è stata la consigliera dem Laura Rossoni, per l’associazione “Fare meglio”: la sera di giovedì 9 aprile, al cinema Anteo, ha organizzato – per la rassegna Mondovisioni 2026 di Internazionale – un incontro con lui e con il sindaco di Bologna, Matteo Lepore (che però ha dato buca), attorno al docufilm Dialogue Police di Susanna Edwards, e alle politiche securitarie in materia di ordine pubblico.

Dovrebbe promuovere, in teoria, un libro in uscita (Contro la paura – Manifesto per una sicurezza democratica, scritto con Carlo Bonini per Feltrinelli e in uscita a fine mese). Ma di citarlo, Gabrielli se ne dimentica quasi, mentre discorre di maranza e baby gang, dei nuovi decreti sicurezza del Governo Meloni e di com’è che, a proposito di pubblica sicurezza, questo Paese, tra buonisti e cattivisti, abbia perso la bussola. Ma cominciamo dalla cronaca locale: dall’aggressione al curato di Caravaggio don Andrea Piana, circondato e bersagliato da un un gruppo di maranza 15-16enni per aver difeso alcuni ragazzini dell’oratorio che questi avevano pestato. Ed è solo uno degli ultimi casi, in Bergamasca. Anche a Bergamo città la situazione preoccupa non poco. Di lì a poche ore, a Massa Carrara ci è anche scappato il morto: l’agghiacciante caso di Giacomo Bongiorni, ucciso davanti al figlio per un rimprovero.

Gabrielli, il fenomeno è preoccupante: nelle nostre pagine di cronaca ormai c’è almeno un caso a settimana…

«Sì, ma attenzione a non confondere le cose: i gruppi di “maranza” non sono necessariamente baby gang. Si tratta di due fenomeni molto diversi».

Spieghi.

«Le baby gang sono vere e proprie organizzazioni, con un loro codice. Gruppi che assomigliano, per esempio, a esperienze di criminalità latinoamericane. Il fenomeno che invece stiamo conoscendo oggi presenta modalità di azione diverse, perlopiù estemporanee. Il che è peggio, per molti versi, perché disarticolare questi gruppi è più difficile se mancano di una struttura verticistica, con dei ruoli direttivi. Queste aggregazioni sono essenzialmente il frutto di condizioni di gravissimo disagio, che il Covid ha ulteriormente aggravato. E che, secondo me, non possono essere approcciate soltanto con gli strumenti penalistici».

Il Governo ha annunciato un bando al porto dei coltelli, proprio per mostrare “tolleranza zero” nei confronti di uno degli aspetti più preoccupanti del fenomeno. Il “Decreto Sicurezza 2026” (in vigore da fine febbraio) ha inasprito le norme e vieta, per esempio, di portare fuori casa lame più lunghe di 5 centimetri, se dotate di blocco lama o apertura a una mano. Servirà a qualcosa?

«Purtroppo (o per fortuna), in molti fenomeni criminali l’Italia arriva un po’ in ritardo. Il fenomeno dei coltelli, ad esempio, colpì Londra già alla fine della prima decade di questo secolo: lo “stabbing” era ed è una modalità estremamente preoccupante. Ma cos’è successo in Inghilterra (il Regno Unito, dopo decine di migliaia di casi, introdusse una serie di regole molto stringenti sul porto di coltello, simili a (…)

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