Perché il buono pasto da solo oggi non basta più
Sì, resta uno strumento centrale, ma in molte aziende non è più sufficiente a coprire bisogni che si sono fatti più ampi. Il tessuto economico bergamasco è grande e molto articolato: nel primo trimestre 2024 la Camera di commercio di Bergamo ha rilevato 106.990 localizzazioni attive tra sedi e unità locali, con 422.608 addetti totali, di cui 144.643 nella manifattura e 161.367 nei servizi. In un sistema così esteso, con profili professionali, turni e retribuzioni molto diversi, il benefit standard tende a lasciare scoperte esigenze quotidiane che vanno oltre la pausa pranzo. A questo si aggiunge il mercato del lavoro: secondo una recente indagine camerale, in provincia la quota di imprese che dichiara difficoltà nel reperire personale oscilla tra il 30% e il 40% a seconda dei settori, con punte più alte nei servizi e nell’industria. È in questo contesto che i benefit diventano una leva di attrazione e permanenza, non una semplice agevolazione accessoria.
Che cosa continuano a offrire i buoni pasto
Offrono semplicità, immediatezza e un vantaggio fiscale ancora molto chiaro. Il punto di forza del buono pasto è che risponde a un bisogno quotidiano, comprensibile da tutti e facilmente gestibile dalle imprese. La disciplina vigente, riepilogata dal Ministero del Lavoro nella sintesi della legge di bilancio 2026, ha elevato da 8 a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto elettronici; resta invece fermo il diverso trattamento dei ticket cartacei previsto dal quadro normativo fiscale. Per molte aziende bergamasche, soprattutto nei comparti con presenza in sede, turnazioni e personale operativo, il ticket resta quindi il primo gradino di una politica di benessere concreta. Ma proprio la sua immediatezza ne mostra anche il limite: funziona bene come base comune, meno come risposta personalizzata a bisogni familiari, sanitari o di potere d’acquisto che oggi sono molto più differenziati rispetto a pochi anni fa.
Perché stanno guadagnando spazio i buoni spesa
Perché danno più libertà d’uso e intercettano meglio il tema del reddito disponibile. La legge di bilancio 2025 ha confermato per i periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027 un regime agevolato che consente di non concorrere alla formazione del reddito, entro il limite complessivo di 1.000 euro, per beni e servizi ceduti ai dipendenti, con soglia elevata a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico; nello stesso perimetro rientrano anche rimborsi per utenze domestiche, locazione dell’abitazione principale o interessi sul mutuo. Questo spazio fiscale ha reso più interessanti strumenti come i buoni acquisto o buoni spesa, percepiti spesso come più utili perché spendibili su bisogni concreti della famiglia. Il Rapporto Welfare Index PMI 2024 mostra del resto che le imprese stanno ampliando il raggio dei servizi offerti e che quelle con un livello alto o molto alto di welfare sono salite dal 10,3% al 33,3% in otto anni. Il passaggio dal solo ticket pranzo a una dotazione più ampia di benefit si spiega anche così: le aziende cercano strumenti più flessibili, i lavoratori chiedono strumenti più pertinenti.
Come si sta allargando l’offerta senza complicare la gestione
Sta accadendo soprattutto attraverso piattaforme e cataloghi che mettono insieme soluzioni diverse, mantenendo per l’azienda una gestione relativamente ordinata. In questo passaggio rientrano operatori di welfare aziendale come Welfare Pellegrini, che sul proprio sito presenta un’offerta costruita su buoni pasto, buoni acquisto, flexible benefit e fuel voucher, con una logica dichiaratamente modulare. Il punto non è il marchio in sé, ma il modello: le imprese si stanno spostando da un benefit unico a un paniere più ampio, in cui ciascun dipendente può trovare un’utilità più vicina alla propria situazione. I dati nazionali confermano la direzione: nel 2024 il 43,4% delle imprese attua almeno un’iniziativa di sanità integrativa, il 30,8% offre almeno un servizio di assistenza, la flessibilità oraria oltre quella contrattuale riguarda il 41,3% delle imprese e lo smart working il 21,4%. Il buono spesa, in questo schema, non sostituisce il ticket: si affianca ad altri strumenti e rende il pacchetto più adattabile.
Che cosa chiedono davvero i lavoratori
Chiedono utilità pratica, facilità d’uso e personalizzazione. Il VII Rapporto Censis-Eudaimon indica che l’84,2% dei lavoratori ritiene importante introdurre o potenziare questi strumenti nella propria azienda. Il 79,5% apprezzerebbe un aumento retributivo sotto forma di prestazioni di welfare, il 79,3% considera utile una gestione tramite app e l’89,2% valuta positivamente un’offerta modulata sulle esigenze del singolo. Sono dati molto chiari: il dipendente non cerca soltanto un vantaggio economico, ma un sistema semplice da capire e da usare. Per questo il classico buono pasto continua ad avere presa, mentre i buoni spesa si stanno diffondendo come estensione naturale del pacchetto, soprattutto quando l’azienda vuole dare più margine di scelta senza trasformare il piano in una struttura troppo complessa o poco utilizzata.
Perché a Bergamo questo cambiamento può consolidarsi
Perché risponde a un’esigenza strutturale del territorio. La stessa Camera di commercio ha evidenziato che, per attrarre talenti, le imprese bergamasche stanno guardando sempre di più a welfare, formazione e flessibilità, proprio mentre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta significativo. In una provincia con oltre 422 mila addetti, una base manifatturiera molto forte e una domanda di lavoro che continua a incontrare difficoltà di reperimento, i benefit hanno un valore che va oltre il gesto premiale: aiutano a rendere più leggibile la proposta aziendale. Il cambiamento, quindi, non consiste nell’abbandonare i buoni pasto. Consiste nel collocarli dentro una strategia più ampia, dove accanto al pranzo entrano spesa quotidiana, salute, conciliazione e sostegno al reddito. Per molte imprese della provincia, la competitività passerà anche da qui: offrire strumenti semplici, fiscalmente sostenibili e abbastanza flessibili da parlare a persone con bisogni diversi.