Giancarlo Botti, 62enne originario di Ambivere, l’8 aprile 2024 perse la vita sul Resegone dopo una caduta durante un’escursione lungo il canalone Comera sul versante lecchese. Trasportato in codice rosso a bordo di un elisoccorso all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, riportando gravi traumi, l’uomo è deceduto pochi giorni dopo ovvero domenica 14 aprile di quello stesso anno. Adesso a due anni dalla sua scomparsa, la comunità si prepara a ricordarlo con un momento di profonda partecipazione e spiritualità in un luogo che lui amava: la montagna.
Il ricordo che unisce la comunità
Come riporta “Prima Lecco” domenica 10 maggio, alle ore 15.30 presso la Cappella Votiva di Costa (dedicata alla Beata Vergine Maria Madonna del Resegone), ospiterà una celebrazione ricordando Giancarlo Botti e tutte le vittime della montagna. Un luogo simbolico, immerso tra le vette, dove il ricordo si intreccia con il silenzio e la forza della natura.
La messa sarà presieduta da Don Walter Magnoni, responsabile della Comunità pastorale Beata Vergine di Lourdes. Sarà un momento di raccoglimento intenso, in cui la preghiera diventerà espressione di vicinanza e condivisione. La comunità si stringerà attorno alla famiglia e al ricordo di chi ha vissuto la montagna con passione e rispetto.
Una targa a Botti per non dimenticare
Durante la celebrazione verrà benedetta una targa commemorativa dedicata a Giancarlo Botti. Un segno concreto di memoria che manterrà vivo il suo nome tra le montagne che tanto amava. La targa rappresenterà un simbolo di affetto e riconoscenza, un punto fermo per chi vorrà fermarsi e ricordare.
L’incidente sul Resegone e il ricordo che resta tra le vette
Quel giorno d’aprile, Botti si trovava sul versante lecchese insieme ad un amico, impegnato nella salita lungo il canalone Comera. Un improvviso scivolamento lo aveva fatto precipitare. L’allarme era scattato intorno alle 10 del mattino, con l’intervento immediato del Soccorso Alpino e dell’elisoccorso partito da Bergamo. Nonostante la rapidità dei soccorsi, le ferite riportate si sono rivelate fatali.
Sposato e padre di due figli, Giancarlo ha lasciato un vuoto profondo ma anche un’eredità fatta di amore e passione per la montagna. Il suo ricordo continua ogni giorno a vivere nei luoghi che ha frequentato, nel vento che attraversa le valli e nella luce che illumina quotidianamente le cime del Resegone.