Lo studio

Scompenso cardiaco in Bergamasca: oltre il 40% dei soggetti a rischio ha disfunzioni precoci o non diagnosticate

È quanto emerge dal progetto di ricerca "Brimberg" che ha coinvolto più di 600 soggetti residenti in Val Brembana, Valle Imagna e Bergamo

Scompenso cardiaco in Bergamasca: oltre il 40% dei soggetti a rischio ha disfunzioni precoci o non diagnosticate

Oltre il 40 per cento della popolazione individuata, considerata a rischio ma senza precedenti eventi cardiovascolari, presenta segni di scompenso cardiaco precoce non diagnosticato. È quanto emerge a cinque mesi dall’avvio del progetto di ricerca “Brimberg”, promosso da Fondazione Anthem in collaborazione con l’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

I primi dati raccolti mostrano una fotografia preliminare del sommerso clinico legato a questa patologia: lo studio, che integra medicina territoriale, tecnologie digitali e analisi avanzata dei dati, è stato condotto a Bergamo, in Val Brembana e Valle Imagna. È stato possibile grazie anche all’impiego delle tecnologie acquisite attraverso il Pnc (Piano nazionale complementare), che ha integrato e potenziato i Pnrr con investimenti aggiuntivi.

Lo studio a Bergamo, in Val Brembana e in Valle Imagna

La sperimentazione è condotta nell’ambito del Pilot 2.2 – Studio epidemiologico delle malattie cardiovascolari nelle aree montane – sviluppato da Fondazione Anthem – AdvaNced Technologies for Human-centrEd Medicine, coordinato da Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli studi di Bergamo e Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con la collaborazione di Ats della Città Metropolitana di Milano.

Lo studio “Brimberg” ha l’obiettivo di individuare precocemente lo scompenso cardiaco e la disfunzione ventricolare sinistra in popolazioni a rischio, prima della comparsa di manifestazioni cliniche evidenti. La diagnosi precoce della disfunzione cardiaca è infatti fondamentale per intervenire tempestivamente con terapie che possano modificare il corso naturale della patologia.

Questa condizione può precedere la sindrome conclamata di insufficienza cardiaca, che si verifica quando il cuore non è in grado di pompare sangue o di accoglierlo nel ventricolo in modo efficiente, portando a sintomi debilitanti quali la mancanza di respiro, la stanchezza, il gonfiore delle gambe con una riduzione significativa della qualità della vita e che rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità nel mondo.

La selezione dei pazienti arruolati nello studio, residenti a Bergamo, in Val Brembana e Valle Imagna, è avvenuta grazie alla collaborazione dei medici di assistenza primaria che hanno aderito al progetto identificando pazienti a rischio senza precedente diagnosi di scompenso cardiaco. Gli assistiti sono stati effettivamente arruolati dopo aver valutato insieme ai ricercatori il beneficio stimato dalla partecipazione allo studio.

L’identikit dei soggetti reclutati nello studio

Ad oggi sono stati reclutati più di 600 soggetti, con specifiche combinazioni tra età e fattori di rischio cardiovascolare: almeno un fattore tra i 70 e gli 80 anni, due tra i 60 e i 69 anni, tre tra i 50 e i 59 anni. Tra i principali fattori di rischio rilevati nella popolazione arruolata figurano ipertensione arteriosa (82 per cento), ipercolesterolemia (70 per cento), diabete mellito (28 per cento) e obesità (25 per cento), oltre ad altre condizioni, tra cui apnee notturne e fibrillazione atriale.

Nei primi cinque mesi di avvio della fase operativa del progetto, tra ottobre 2025 e marzo 2026, i primi 310 pazienti arruolati sono già stati sottoposti a una prima valutazione clinica e laboratoristica. I risultati preliminari indicano che il 23 per cento dei partecipanti presenta sintomi compatibili con scompenso cardiaco, mentre il 20 per cento mostra una disfunzione ventricolare sinistra asintomatica. Un ulteriore 30 per cento riferisce dispnea non spiegata dai principali parametri utilizzati nello studio.

La popolazione analizzata presenta un’età mediana di 69 anni (intervallo 64–74) ed è composta per il 45 per cento da donne e per il 55 per cento da uomini. Il monitoraggio si è avvalso di esami di laboratorio e strumentali molto sofisticati, grazie anche all’uso di dispositivi indossabili per il monitoraggio remoto in grado di valutare nel tempo valori come l’elettrocardiogramma e la respirazione.

Necessario sviluppare strategie di screening mirate

I dati evidenziano l’elevata prevalenza di forme precoci o silenti di scompenso cardiaco di lieve entità e disfunzione cardiaca e confermano la necessità di sviluppare strategie di screening mirate, efficaci e sostenibili. Allo stesso tempo, emerge una limitata correlazione tra biomarcatori e sintomi, con una quota significativa (circa un terzo) di soggetti che presenta dispnea non ancora spiegata, indicando la complessità diagnostica di queste condizioni nelle fasi iniziali.

Il progetto “Brimberg” prosegue ora con l’arruolamento e il follow-up dei partecipanti, con l’obiettivo di migliorare la diagnosi precoce, stratificare il rischio e definire modelli innovativi di prevenzione cardiovascolare, integrando medicina di prossimità e tecnologie digitali.