La percezione è chiara, si avverte chiacchierando con la gente davanti a un caffè o rispondendo al telefono: dove sta andando l’Atalanta? E non è facile provare a ragionare sul futuro, perché in questa fase del campionato ci sono pochissimi spifferi e ancor meno certezze.
Tuttavia, soprattutto per la questione panchina, è necessario arrivare molto presto a definire la guida tecnica del futuro a medio termine. Quindi Raffaele Palladino, che ha un contratto fino al 30 giugno 2027, resterà o meno? E perché resti serve un accordo, perché la società ha già dimostrato che non inizia mai una nuova stagione con un allenatore in scadenza.
Il tema, dal punto di vista tecnico, è ampio. Palladino è arrivato a novembre e quindi lavora da sette mesi con l’attuale gruppo. La sua media, in Serie A, è finora stata di 1,75 punti a gara, che significherebbero 66 abbondanti su un campionato intero, quindi un posto nelle coppe europee quasi certo.
Ragionando sul rendimento, sull’opportunità di iniziare da zero una stagione (con tanto di ritiro e mercato su cui lavorare) e sulla conoscenza approfondita delle forze a disposizione, prolungare con Palladino e ripartire da lui sembrerebbe la scelta più “semplice”.
A proposito dei giocatori: le valutazioni delle prossime settimane dovranno forzatamente seguire le prestazioni degli ultimi mesi e non quanto è stato fatto per l’Atalanta negli ultimi anni. Non è mai semplice fare operazioni di questo tipo, ma la stagione che si sta concludendo ha detto tante cose su parecchi elementi, quindi è doveroso sascoltare le risposte arrivate dal campo, sia in tema di cessioni che di necessità per gli acquisti, e lavorare per la Dea che verrà.