Sono rientrati da una decina di giorni Andrea Tonella, Flavio Cotti Cottini e gli altri 18 equipaggi camuno-sebini partiti per il Panda Raid 2026 che si è svolto in Marocco dal 10 al 19 aprile. Un’avventura da ricordare anche quest’anno.
«È stata un’esperienza molto bella ed emozionante, perché vissuta in luoghi che sono completamente diversi da quelli che viviamo nel nostro quotidiano – racconta Flavio -. Sei nel deserto, in mezzo al nulla, anche i villaggi sono pochi, però vedi come vivono le persone che hanno poco o nulla, alcuni hanno la scuola e, insomma, è un impatto piuttosto forte. Poi bisogna dire che il deserto non è come quello che immagini, con la sabbia e le dune. Lì è molto roccioso e parecchio sterrato, la quota è piuttosto alta perché sei sui 1.000 metri e anche il clima non è caldo come si può pensare, la seconda notte siamo scesi addirittura sotto zero e la mattina si arrivava attorno ai 12-13 gradi».

Continua: «Un’altra bella immagine che mi resterà è quella delle oltre 380 macchinine messe insieme in un’unica macchia di colore. Non solo, quest’anno abbiamo incontrato anche i mezzi della Dakar, perché c’era una tappa che faceva punteggio per la manifestazione e quindi abbiamo dovuto aspettare a partire in una speciale perché passavano loro e per 300 metri abbiamo fatto la stessa parte di percorso, quindi c’erano i camion, le jeep e i buggy e noi con il nostro Pandino, è stato divertente e ci dava ancora più carica».
Il meteo l’anno scorso non è stato favorevole, come è andata stavolta?
«Secondo me è stato più freddo e c’era tanto vento, ha piovuto il primo giorno ma già la sera arrivando al campo aveva già smesso poi abbiamo sempre trovato bel tempo».
Siete già pronti per l’anno prossimo?
«Andrea mi ha già chiesto qualche giorno fa (sorride, ndr) e gli ho detto che ci sono. L’anno scorso ho comprato anche io la mia macchina, ma non so quando sarà pronta, quindi penso proprio che nel 2027 non riuscirò a fare il Panda Raid con quella».
Cosa ti resterà impresso del Panda Raid 2026?
«Sicuramente l’incontro con i bambini del posto è un’esperienza forte, però mi ha colpito molto anche il paesaggio. Quest’anno c’era molto verde, quindi aveva piovuto parecchio. Nell’ultima tappa più interna nelle montagne, eravamo a oltre 2.000 metri, l’anno scorso avevamo fatto tanta strada, mentre quest’anno molti più sentieri».

Anche quest’anno ruolo da navigatore.
«E lo farò anche con la mia macchina, è una cosa che non avevo mai fatto prima dell’anno scorso ma mi è piaciuto molto. Io sono pacato e tranquillo, ma quando c’è la prova speciale e devo navigare è una cosa che mi prende e se sbaglio mi arrabbio anche, mentre di solito non me la prendo più di tanto».
La sintonia nell’equipaggio è fondamentale?
«Sì, direi proprio di sì, e non è scontata. È importantissima, anche perché sei in macchina dalla mattina alla sera per diversi giorni e quindi devi andare d’accordo. Noi siamo fortunati, mio zio per me è come un secondo padre, il legame c’è e ci conosciamo quindi sappiamo come prenderci».