Non ce l’ha fatta il lavoratore di 32 anni che lo scorso 28 aprile era rimasto gravemente intossicato alla Carrara Group di Brusaporto. L’uomo era stato sopraffatto dalle esalazioni mentre cercava di soccorrere un collega all’interno di un’autocisterna durate le operazioni di pulizia. Dopo giorni di ricovero in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il suo quadro clinico è purtroppo precipitato.
«Necessari controlli più serrati e cultura della prevenzione»
«Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore, ma non possiamo fermarci alla solidarietà – dichiara Angelo Chiari, responsabile della sicurezza sul lavoro per la Cgil di Bergamo -. Ogni volta siamo costretti a fare le stesse domande: era stata verificata la salubrità dell’ambiente prima dell’ingresso? Le procedure di sicurezza sono state rispettate? I dispositivi di protezione erano presenti?».
«Ma soprattutto – aggiunge -: la formazione era adeguata? Un lavoratore deve essere messo in condizione di conoscere non solo come svolgere il compito, ma come gestire un’emergenza senza rischiare la vita. È compito dell’azienda garantire che nessuno debba improvvisare un soccorso in condizioni di estremo pericolo».
Gli incidenti negli spazi confinati, come cisterne o silos, avvengono purtroppo con frequenza e, come sottolinea Chiari, sono quasi sempre prevedibili. «Quanto accaduto a Brusaporto riporta infatti alla mente la strage di Casteldaccia, dove nel 2024 persero la vita cinque lavoratori».
Mentre i tecnici dell’Ats di Bergamo lavorano per ricostruire l’esatta dinamica, la Cgil ribadisce la necessità di controlli più serrati e di una cultura della prevenzione che non lasci spazio all’errore umano o a carenze strutturali. «È necessario inoltre, per rendere giustizia alla vittima e perché fatti simili non si ripetano, che vengano accertate da parte della magistratura inquirente tutte le responsabilità che hanno portato ad una tragedia che si poteva e doveva evitare».