La prima operazione di mercato in uscita dell’Atalanta è diventata ufficiale al fischio finale di Fiorentina-Genoa: Marco Brescianini è a tutti gli effetti un giocatore dei toscani.
Il prestito oneroso di gennaio, infatti, prevedeva una clausola legata alla salvezza della squadra di Vanoli: nel caso fosse arrivata, sarebbe scattato l’obbligo di riscatto. Salvezza aritmetica, cessione automatica. Complessivamente, la Dea ha incassato quindi circa 15 milioni tra prestito oneroso (3 milioni) e riscatto.
L’operazione è importante, sia perché parliamo di un giocatore che né con Gasperini, né con Juric, né con Palladino ha mai avuto davvero spazio e fiducia in nerazzurro. Brescianini non è un centrocampista alla de Roon, forse assomiglia di più a un “box-to-box” come Ederson, ma, anche ipotizzando che l’Atalanta in estate possa perdere il brasiliano, la società ha deciso di lasciar andare l’ex Frosinone.
L’altra cessione che è stata fatta a gennaio con prestito oneroso e diritto di riscatto che può diventare obbligo in caso di accesso all’Europa è quella di Maldini alla Lazio. Arrivato a Roma per 1 milione di prestito, il riscatto vale 14 milioni e diventerà certo se stasera (mercoledì 13 maggio) i biancocelesti otterranno il pass per l’Europa League vincendo la finale di Coppa Italia.
Insomma, tradotto in numeri, se la Dea non andasse in Conference sarebbe negativo per il fascino delle coppe e la crescita dei suoi giocatori meno esperti, ma avrebbe la certezza di incassare qualcosa in più. Ne varrebbe la pena? Non crediamo, ma è così.