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Regione Lombardia, Bertolaso pubblica le linee guida sul fine vita: maggioranza divisa

Il documento dell'assessore al Welfare indica procedure per il suicidio assistito. Fratelli d'Italia contro, Forza Italia favorevole . Opposizioni: "Serve legge nazionale"

Regione Lombardia, Bertolaso pubblica le linee guida sul fine vita: maggioranza divisa

La Regione Lombardia si dota di indicazioni operative sul fine vita. L’assessorato al Welfare guidato da Guido Bertolaso ha predisposto un documento che definisce tempi, procedure e requisiti per i pazienti che faranno richiesta di suicidio medicalmente assistito e per gli ospedali che dovranno gestire queste situazioni.

Le linee guida si basano sulle sentenze già emesse dalla Corte costituzionale sui singoli casi, supplendo all’assenza di una legge nazionale sulla materia. Un’iniziativa che, pur condivisa con i capigruppo di maggioranza, ha riacceso il dibattito politico e evidenziato fratture all’interno degli schieramenti.

Non è compito del Consiglio

Il tema divide profondamente la maggioranza regionale. Matteo Forte, in qualità di presidente della commissione Affari istituzionali, ha detto: “Le linee guida annunciate non rispettano il voto del Consiglio regionale. È un errore, si fanno fughe in avanti e si crea una situazione di disparità sul territorio nazionale andando verso quello che qualcuno ha già chiamato federalismo della morte. Serve una legge nazionale, è giusto che anche la Regione aspetti.”

Forte ha ricordato che il Consiglio regionale si era già espresso nel novembre 2024 con una pregiudiziaria di costituzionalità, posizione successivamente confermata dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato in buona parte la legge regionale toscana.

Forza Italia: “Rispettiamo la libertà individuale”

Posizione diversa quella di Forza Italia. Il capogruppo Fabrizio Figini ha difeso l’iniziativa di Bertolaso: “Nel gruppo consiliare di Forza Italia abbiamo diverse sensibilità, ognuno è libero di esprimere quando riguarda la sfera intima personale la propria libertà di scelta. Condividiamo la scelta dell’assessore Bertolaso di rispettare le linee della Corte Costituzionale. Siamo in uno Stato, bisogna rispettare le leggi della Corte. Bisogna lasciare la libertà individuale.”

Il Pd: “La Regione deve fare passi avanti”

Per il Partito Democratico, rappresentato dal capogruppo Pierfrancesco Majorino, la priorità resta una legge nazionale: “Il Parlamento dovrebbe provvedere perché il Paese è molto in ritardo. Non possiamo lasciare sole le persone di fronte a una tematica tanto dura. Se il Parlamento non lo fa, la Regione Lombardia deve fare passi avanti che fino ad oggi, per colpa del centrodestra e della giunta Fontana, non ha voluto realizzare.”

Majorino ha ricordato che la Regione potrebbe agire su due fronti: una proposta di legge da inviare al Parlamento o una propria legge regionale, ma “la giunta Fontana ci ha nei fatti impedito di realizzare sia la prima che la seconda strada.”

M5S: “La realtà è più avanti della politica”

Ancora più critica la posizione del Movimento 5 Stelle. Paola Pizzighini ha sottolineato: “Dobbiamo dare una risposta a chi si trova in una situazione e ha bisogno di risposte immediate. È la classica situazione in cui la realtà è ancora più avanti dei nostri politici. Anche a livello nazionale stiamo chiedendo di calendarizzare la legge sul fine vita.”

Il nodo irrisolto e la nuova raccolta firme

Per l’opposizione, le indicazioni operative di Bertolaso non cambiano la sostanza: la questione resta irrisolta senza un quadro normativo nazionale chiaro. Intanto l’associazione Luca Coscioni ha promosso una nuova raccolta firme per sollecitare il Parlamento ad approvare una legge sul fine vita.

Il caso lombardo evidenzia come, in assenza di una disciplina legislativa organica, le Regioni si trovino a dover gestire situazioni concrete seguendo le pronunce della Corte costituzionale, con il rischio di creare disparità territoriali e tensioni politiche tra sensibilità diverse anche all’interno delle stesse coalizioni.