Pallone d'Oro 2026

Marco Bonomi, un pezzo di storia dell’Ares Redona che dà sempre l’esempio a tutti

Il "tuttocampista" classe 1989 è il nuovo candidato per il nostro premio dedicato alla Seconda e Terza Categoria. È stato pure allenatore ad interim

Marco Bonomi, un pezzo di storia dell’Ares Redona che dà sempre l’esempio a tutti

Di giorno lavora per costruire spazi di aggregazione per i giovani in città, la domenica difende i colori del quartiere di Bergamo dove è cresciuto. Per Marco Bonomi, tuttocampista classe 1989, le due cose non sono affatto in contraddizione, semmai si alimentano vicendevolmente.

Il 37enne è un nuovo candidato al Pallone d’Oro 2026 di Seconda e Terza Categoria di PrimaBergamo, l’iniziativa con cui vogliamo accendere i riflettori sul calcio dilettantistico dei nostri Comuni e premiare non solo i migliori in campo, ma chi sa rappresentare con passione e valori lo sport che amiamo. Ogni settimana troverete una nuova storia sul giornale in edicola, con il coupon da ritagliare, compilare e farci avere. Potete anche inviare prova fotografica del voto effettuato inviando una mail a redazione@primabergamo.it oppure un messaggio WhatsApp al 3500282362. Stessi riferimenti per candidare un giocatore, indicando nome, club e un recapito.

Redona al centro, dentro e fuori dal campo

Marco lavora per Nutopia, la realtà nata dall’impresa giovanile di Edoné, occupandosi di risorse umane in un gruppo che gestisce locali, eventi e ristorazione con una logica di impatto sociale. «Creiamo spazi che generano aggregazione e cerchiamo di riempirli di contenuti che muovano le passioni, soprattutto dei giovani», spiega. Ecco perché sposa il progetto dell’Ares Redona, società fondata da vari volontari (tra cui suo padre) nel primi anni ’90 su iniziativa della parrocchia con il nome di Associazione Redonese Educazione Sportiva.

L’Ares conta circa trecentocinquanta atleti in tutta la polisportiva, che comprende anche basket e pallavolo. Tutto si regge quasi esclusivamente sul volontariato, in un quartiere che negli ultimi tre anni ha visto arrivare circa ottocento nuovi abitanti. «L’Ares sta diventando spesso il primo punto di contatto con il territorio per le giovani famiglie ed è un’enorme responsabilità».

Una scelta di cuore

Cresciuto calcisticamente tra Ares e Alzano Cene, a vent’anni Marco si è trovato davanti a un bivio: continuare a giocare a calcio in Prima Categoria o dare la priorità a un lavoro che lo appassionava. Alla fine ha scelto di tornare a Redona, in Terza Categoria, così da avere maggior tempo a disposizione per le sue attività.

Proprio in quegli anni arriva il primo storico campionato vinto dall’Ares, trascinato da un gruppo di ragazzi tornati al quartiere dopo esperienze altrove, tra cui proprio Bonomi. Poi arrivano gli anni in Seconda Categoria con Guido Galimberti in panchina, fratello del più noto Claudio (il Bocia ultras dell’Atalanta) e redonese doc. «Averlo visto negli spogliatoi è stata una grande fortuna. Non solo per il carisma: per come si approcciava ai giovani, per come gestiva le tensioni, per come si comportava con gli arbitri».

Marco Bonomi (a sinistra) con il padre e con il fratello

Allenatore “ad interim” per sei partite

Poi ci sono stati gli anni del Covid, qualche stagione negativa e il ritorno in Terza Categoria. Marco ha sempre giocato fino all’anno scorso, quando si è rotto il crociato. Quest’anno ha deciso di continuare a presenziare agli allenamenti aiutando il mister, ma quando il tecnico si è dimesso a stagione in corso gli è stato chiesto di prendere il suo posto per qualche partita. Sei gare in panchina e una sfuriata pre-partita rimasta nella memoria collettiva.

L’esperienza da mister lo ha segnato in positivo: «Ho capito cosa vuol dire stare dall’altra parte, riscoprendo la mia parte agonistica più pura. In quei mesi ho imparato a lasciare spazio agli altri. Quando sono tornato ad allenarmi in campo, avrei potuto riprendermi la fascia da capitano e rimettermi al centro del progetto, ma ho pensato fosse giusto lasciare la responsabilità a chi se l’era mentre ero fuori».

L’esempio che trascina

C’è una citazione che Marco porta con sé, attribuita alla leggenda atalantina Gianpaolo Bellini: «Le parole conducono, l’esempio trascina». È ciò a cui aspira. «Quando incontro per caso i miei ex compagni di quindici anni fa sembra passato molto meno, ci sentiamo come avessimo appena finito l’allenamento tutti insieme».

La cosa che lo rende fiero è vedere i ragazzi più giovani che, mentre era infortunato, hanno portato avanti abitudini che era lui a costruire: «Ho ricevuto molto più di quello che ho dato». Perché il calcio, per Marco, non si è mai limitato al risultato della domenica. Per lui è lo strumento attraverso cui i ragazzi imparano a conoscere se stessi, a fidarsi degli altri, a fare parte di qualcosa. «Attraverso il calcio ho visto ragazzi formarsi e legare amicizie che durano ancora. Per me è questo che rende speciale questo sport».