di Paolo Aresi
Forse il fenomeno della povertà a Bergamo andrebbe indagato meglio. La povertà relativa, ma anche quella assoluta, quella in cui fai fatica a procurarti le risorse per ottenere le cose essenziali per vivere, dall’abitazione al cibo, agli abiti adeguati, al riscaldamento, alla corrente elettrica…
1.301 domande
Ci sono cifre che fanno pensare. Per esempio il numero delle richieste di case popolari, che oggi si chiamano “Alloggi Sap”, ovvero Servizi abitativi pubblici, che trattano le case da affittare a canone ridotto destinate alle famiglie in condizioni di disagio economico.
Insomma, alloggi per chi non ce la fa ad avere una casa in affitto sul libero mercato. Una volta esisteva una graduatoria che man mano veniva aggiornata via via che gli alloggi diventavano disponibili. Da qualche anno la graduatoria è stata abolita: pareva brutto vedere che migliaia di famiglie erano in attesa di una casa.
Oggi per chiedere un alloggio pubblico bisogna aspettare l’apertura di un bando e la domanda va presentata soltanto online sulla Piattaforma Servizi Abitativi della Regione usando lo Spid, oppure le credenziali della carta d’identità elettronica.
Per esempio, l’ultimo bando per quanto riguarda Bergamo e Comuni limitrofi si è aperto il 2 marzo scorso e si è chiuso il 13 aprile. Nonostante la procedura non sia delle più semplici, sul tavolo della Regione e del Comune sono piovute in totale 1.301 domande.
Bisogna però considerare che ogni richiedente poteva indicare anche due preferenze; quindi la richiesta di una casa popolare (del Comune o di Aler) è arrivata in realtà da 876 famiglie (…)