Paletti rigidi

Via libera all’impianto di depurazione e trattamento chimico-fisico a Bolgare, cittadini soddisfatti a metà

L'ok dalla Conferenza dei servizi dopo anni di scontri. Il Comitato per il "no" ha visto accolte alcune sue richieste, ma critica il Comune

Via libera all’impianto di depurazione e trattamento chimico-fisico a Bolgare, cittadini soddisfatti a metà

di Valeria Della Monica

Dopo anni di scontri e ben cinque Conferenze dei servizi, la Provincia di Bergamo ha firmato la determina che dà il via libera ufficiale al nuovo impianto della Franchini Servizi Ecologici Spa a nord di Bolgare. Si tratta di un progetto ambizioso, un investimento da circa 15 milioni di euro che punta a creare una struttura di ultima generazione capace di gestire fino a 130 mila tonnellate annue di reflui industriali e liquidi speciali, sia pericolosi che non pericolosi.

Che cos’è l’impianto e cosa farà

L’obiettivo dell’azienda è centralizzare a Bolgare le attività precedentemente svolte nei siti di Alzano Lombardo e Grassobbio. Non si tratta di una discarica nel senso tradizionale del termine, ma di un impianto di depurazione e trattamento chimico-fisico. Qui i rifiuti liquidi provenienti da diverse filiere industriali verranno processati per essere messi in sicurezza o smaltiti secondo le normative vigenti.

Per mitigare l’impatto sul territorio, la Provincia ha imposto l’uso delle migliori tecnologie disponibili: l’aria verrà filtrata attraverso sistemi di lavaggio (scrubber) e biofiltri a carboni attivi per abbattere gli odori molesti, mentre gli scarichi in fognatura saranno costantemente monitorati per evitare di inquinare la rete pubblica.

Se da un lato l’iter amministrativo si chiude a favore dell’azienda, dall’altro la mobilitazione dei cittadini segna un punto importante: le osservazioni del Comitato “No Impianto Trattamento Rifiuti a Bolgare” sono state determinanti per imporre paletti molto più rigidi alla gestione dell’impianto.

La spaccatura tra Amministrazione e cittadini

La firma della determina sancisce la fine di un percorso che ha visto l’amministrazione comunale di Bolgare, guidata dal sindaco Luciano Redolfi, schierata a favore dell’insediamento. «Mi sono affidato agli enti competenti come Arpa e Ats – ha spiegato Redolfi -. Queste aziende offrono un servizio per l’ambiente e gli imprenditori che rispettano le norme sono una tutela per il territorio».

Di parere opposto il fronte del “no”, rappresentato dalla minoranza di Spazio Comune e dal Comitato guidato da Marco Esposito. L’accusa mossa all’Amministrazione è quella di aver sostenuto l’opera «ignorando il dissenso pubblico» e sottovalutando la natura dei materiali trattati in un’area già provata in passato da forti molestie olfattive.

Il ruolo decisivo del Comitato

Nonostante il via libera, l’ultima Conferenza dei servizi del 6 maggio scorso ha recepito diverse istanze sollevate dai cittadini. Le osservazioni del Comitato hanno evidenziato la necessità di un approccio più cautelativo sulle emissioni odorigene e criticato le deroghe ai limiti di scarico in fognatura.

Grazie a questa pressione, la Provincia ha introdotto prescrizioni specifiche:

  • Filtri obbligatori: l’azienda dovrà installare sistemi di biofiltrazione o filtri a carboni attivi qualora le emissioni superassero la soglia di 1.000 ouE/m³.
  • Monitoraggio trasparente: obbligo di pubblicazione periodica dei dati ambientali e controlli costanti.
  • Limiti restrittivi: fissati parametri più severi rispetto ai minimi di legge per alcuni scarichi, con deroghe solo temporanee e monitorate.

Un territorio che non dimentica

La vicenda ha radici lontane. Già nel 1993 la popolazione si oppose con successo a una discarica nel sud del paese, portando nel 2000 all’inserimento di divieti specifici nel Pgt per impianti nocivi o insalubri. Divieti che, secondo il presidente del Comitato dei cittadini, sarebbero stati ignorati in questa occasione.

«Il ruolo fondamentale del cittadino è stato riconosciuto dalla Commissione attraverso le osservazioni accolte – sottolineano dal Comitato -, mentre il Comune non ha fornito alcun contributo propositivo alla tutela dell’area». La battaglia ora si sposta sui tempi di realizzazione: l’azienda ha dodici mesi per iniziare i lavori e 36 per ultimarli. Resta inoltre in sospeso l’esito del ricorso al Tar di Brescia presentato dall’associazione dei cittadini.