Il funerale era appena cominciato, quando su Bergamo è calato un forte temporale. Quasi il cielo volesse dare il suo saluto doloroso a un bimbo di 9 anni, morto per una disgraziata tragedia.
Erano le 15 quando la bara bianca di Giulio Lovera, investito fatalmente da un’auto mercoledì 13 maggio in piazza Risorgimento a Loreto, è arrivata alla chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, il quartiere dove vive la famiglia del piccolo.
Gremito l’edificio sacro, tante persone anche sul piazzale esterno. Per tutte loro un dolore straziante. Perché se la morte si fatica a capire, diventa addirittura inconcepibile quando si prende la vita di un bambino.
In questi giorni la comunità si è stretta attorno alla famiglia. Fiori, disegni, preghiere. La scuola Imiberg, che Giulio frequentava, si è chiusa nel silenzio, commosso e partecipe. Tutti i bambini della scuola si sono presentati con una rosa bianca.
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L’omelia ha preso spunto dal Vangelo, nel passaggio sulla vedova di Nain. Racconta che durante un corteo funebre a Nain, Gesù provi compassione per la madre del fanciullo morto, vedova e rimasta sola, e restituisca alla vita il suo unico figlio, riconsegnandolo alla mamma e rivelandosi il Messia.
Altre parole, davvero, non ce ne sono.