L’Atalanta non ha convinto ieri (17 maggio) contro il Bologna e arriva da un paio di mesi negativi sul piano del gioco e dello spettacolo offerto. Questo lascia senza dubbio un po’ di amaro in bocca.
Tuttavia, alla fine della stagione bisogna tirare una riga e l’Atalanta, che a novembre era tredicesima in classifica, nella prossima stagione giocherà ancora in Europa. In Conference League, è vero, ma si tratta comunque di un risultato positivo conquistato da una squadra che è arrivata in semifinale di Coppa Italia e agli ottavi di finale di Champions.
Paradossalmente, proprio la vittoria sul filo di lana con il Borussia Dortmund a Bergamo, picco prestazionale dell’annata, ha segnato l’inizio della discesa sul piano delle prestazioni, con le vittorie su Verona, Lecce e Milan che hanno fortunatamente cementificato una classifica che permetterà alla Dea di chiudere settima.
Un percorso tutt’altro che semplice, lastricato di partite che hanno lasciato brutte sensazioni e altre in cui invece la squadra ha convinto. Una squadra che, va ribadito, Palladino ha preso in corsa e ha riportato sui binari dei propri obiettivi.
Per questo motivo la stagione va considerata in modo positivo. Anche se le sensazioni che rimangono dopo la sconfitta con il Bologna non sono buone, il piazzamento europeo è il punto da cui ripartire per la costruzione del nuovo ciclo. E fare questo tipo di lavoro guardando gli altri giocare in settimana o scendendo in campo da protagonisti non è la stessa cosa. Adesso che il campionato 2025/26 è archiviato (manca solo una giornata), inizia un nuovo torneo che dura circa due mesi e in cui la Dea dovrà essere bravissima a eccellere. Si chiama mercato: c’è un sacco di roba da fare.