Pallone d'Oro 2026

Una vita sotto il segno dell’Oratorio Stezzano, Marcello Butta è il simbolo dell’amore di un paese

Il difensore classe 1996 è il nuovo candidato per il nostro premio dedicato alla Seconda e Terza Categoria. La sua è stata una scelta di cuore

Una vita sotto il segno dell’Oratorio Stezzano, Marcello Butta è il simbolo dell’amore di un paese

Una squadra di paese rappresentata quasi interamente da ragazzi del paese e sostenuta costantemente da tutto il suo paese. L’Oratorio Stezzano è una di quelle realtà che nel calcio dilettantistico resistono per pura forza del suo gruppo e Marcello Butta, difensore centrale classe 1996, ne fa parte da dieci stagioni.

Il 30enne è il nuovo candidato al Pallone d’Oro 2026 Seconda e Terza Categoria di PrimaBergamo, l’iniziativa con cui vogliamo accendere i riflettori sul calcio dilettantistico dei nostri Comuni premiando chi sa rappresentare con passione e valori lo sport che amiamo. Ogni settimana troverete una nuova storia sul giornale in edicola, con il coupon da ritagliare, compilare e farci avere. Potete anche inviare prova fotografica del voto effettuato inviando una mail a redazione@primabergamo.it oppure un messaggio WhatsApp al 3500282362. Stessi riferimenti per candidare un giocatore, indicando nome, club e un recapito.

L’ultimo baluardo calcistico

In un Comune di circa quattordicimila abitanti, l’Oratorio Stezzano è l’unica società calcistica rimasta. Nel tempo si è sempre lavorato per costruire qualcosa di raro nel calcio dilettantistico moderno: una rosa composta per il novanta per cento da ragazzi del paese, nessuno dei quali percepisce un rimborso spese: «Non abbiamo mai preso un euro e questo non cambierà».

Marcello di offerte ne ha avute parecchie nel corso degli anni, così come alcuni dei suoi compagni, ma ha sempre declinato. Ha scelto di rimanere perché c’è qualcosa che lega questi ragazzi al loro paese e alla loro maglia. Un legame che non si può comprare.

Scelte di cuore

Marcello nella vita fa il fisioterapista, sia da libero professionista che collaborando con l’Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino. Un lavoro che si intreccia inevitabilmente con il calcio: conosce il corpo, conosce gli infortuni e li ha vissuti sulla propria pelle, più volte di quanto avrebbe voluto. Ha iniziato a giocare a 4 anni, cresciuto nell’Oratorio Stezzano prima di passare alla Stezzanese.

A 14 anni non viene riconfermato: è alto un metro e cinquantacinque e la società predilige profili più fisici. Marcello si sviluppa più tardi, raggiungendo in fretta il metro e ottanta. Gioca a Brignano e poi al TreAlbe, dove debutta in Promozione a 16 anni. Quando la società fallisce, riparte dalla Fiorente Colognola, con cui trionfa in Prima Categoria. Dopo quel successo arriva la scelta di cuore: un passo indietro per tornare a Stezzano, all’Oratorio, dove tutto era cominciato. E al primo anno segna il gol decisivo in finale che vale la promozione in Prima Categoria, un momento che in paese ricordano tutt’oggi.

La chiave è il gruppo

Quest’anno è stato complicato: alla prima amichevole estiva si è infortunato gravemente alla caviglia, riuscendo a rientrare soltanto a febbraio. Tuttavia, nonostante i problemi fisici, è sempre rimasto vicino alla squadra. Marcello ci tiene a mantenere il gruppo unito e a trasmettere quel senso di appartenenza necessario per costruire un clima speciale. Il segreto dell’Oratorio Stezzano sta proprio nella continuità di un’identità tramandata: la vecchia guardia, con in testa l’ex capitano storico Luca Salvioni, ha insegnato a Marcello e agli attuali veterani cosa significhi vestire quei colori. Ora sta a loro fare lo stesso con i più giovani. «Siamo noi a portare avanti le tradizioni per tenere la squadra unita».

Il punto di forza non è il singolo, ma il collettivo. Lo ricorda sempre anche l’attuale capitano, Nicolò Giannone, punto di riferimento dentro e fuori dal campo. A Stezzano non esistono giocatori insostituibili, chiunque scenda in campo deve dare il massimo per la squadra e per quello che rappresenta. E quando arrivano ragazzi da fuori, inserirsi diventa una passeggiata: «Il nostro gruppo è davvero accogliente. Ti permette di viverti tutto in serenità».

Sostegno incondizionato

Ogni week-end la tribuna è sempre piena. Centinaia di persone seguono le gesta casalinghe dell’Oratorio Stezzano, per lo più ragazzini del paese cresciuti con il sogno di arrivare a giocare in prima squadra. Molti dei giovani che oggi militano nella formazione, anni fa, erano proprio tra quegli spalti. «Alcuni di loro, da adolescenti, venivano a vederci sognando di giocare con noi, adesso condividiamo lo spogliatoio».

Non è facile competere contro squadre che vanno a pescare giocatori dalle categorie superiori a suon di rimborsi, ma Stezzano fa del gruppo la propria forza. Mentalità vincente, tenacia, grinta, fisicità: sono le caratteristiche che Butta porta in campo ogni domenica e che chiede a tutti i suoi compagni. «Siamo molto uniti e sentiamo di rappresentare una realtà importante». L’obiettivo? Tornare in Prima Categoria. «Lo dobbiamo a noi stessi, al paese e all’ex presidente Ettore Moreschi, a cui l’ho promesso personalmente».