Per proporla online, spesso vengono utilizzate diciture fantasiose, come «sali da bagno», «fertilizzanti per piante» oppure «detergenti in polvere», con l’aggiunta esplicita «non destinati a uso umano», nel tentativo – a volte maldestro – di eludere le leggi. Avviene invece esattamente il contrario e l’Mdpv (metilenediossipirovalerone) è sempre più noto e diffuso anche in Italia e in Bergamasca come “droga dello stupro”.
A confermarlo un’indagine avviata, quasi casualmente, dai carabinieri di Gandino e che ha portato alla scoperta, nel corso di un anno di indagini, di un giro d’affari particolarmente significativo e per certi versi (ci si consenta il gioco di parole) stupefacente.
Tutto è cominciato nel paese della Valle Seriana, dove nella caserma guidata dal maresciallo Matteo Scatena il 22 aprile 2025 arriva una richiesta d’intervento da parte di un uomo già noto alle forze dell’ordine e residente in paese.
Chiede aiuto poiché si ritrova alla porta di casa, con fare tutt’altro che amichevole e conciliante, una cinquantenne di Clusone (pure nota da tempo ai carabinieri) e un quarantenne rumeno, residente a Treviolo, al tempo non segnalato.
Approfondendo i contorni di quella che poteva apparire come una lite “di routine” per motivi banali da liquidare in breve tempo, i militari riescono a risalire a un giro di spaccio particolarmente ramificato. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Laura Cocucci della Procura di Bergamo, si focalizzano in particolare sul rumeno, ritenuto al vertice del giro malavitoso.
Sul suo cellulare, sequestrato e analizzato dai militari con l’ausilio di esperti, in circa sei mesi sarebbero arrivate oltre 3.500 telefonate di tossicodipendenti alla ricerca di Mdpv o cocaina da acquistare.
Dagli accertamenti successivi (…)