Quando l’energia di una chitarra rock si unisce alla vibrazione di una pennellata su tela, nascono opere d’arte di grande intensità: dai fan scatenati nel leggendario concerto di Bruce Springsteen del 1984 alle atmosfere sognanti dei Pink Floyd nel 1994, passando per gli irriducibili Rolling Stones.
Ma la produzione di Rinaldo Bacuzzi va ben oltre la suggestione musicale: le luci dei grandi live diventano il palcoscenico ideale per una pittura di profonda protesta e impegno sociale, capace di fotografare le fragilità, le dipendenze e i malesseri che accomunano i giovani di ieri e di oggi.
È questo il cuore pulsante di “Una vita al cavalletto”, la mostra retrospettiva aperta ieri (venerdì 22 maggio) alle 17 alla vetrina “Vavassori” di Attilio Monzio Compagnoni, in via Garibaldi a Ponte San Pietro. L’evento, che gode del patrocinio del Comune, della Provincia e del supporto della sede italiana Cki, celebra l’intera produzione dell’artista bergamasco noto come Bako.

«Ricapitolare il senso del mio lungo lavoro mi dà l’energia per riprendere dal punto in cui mi sono fermato a causa di recenti problemi di salute – spiega Rinaldo Bacuzzi -. Ancora convalescente da un intervento di bypass carotideo, ho avuto il tempo di riordinare uno sterminato archivio fotografico da cui trarre fonte di ispirazione per una pittura in cui le luci e la musica si trasformino in colore. Del resto la pittura è prima di tutto un fatto di testa, soprattutto ora che la mano si è fatta un po’ più lenta. In ogni modo la pittura occupa sempre i miei pensieri e a volte mi sovviene il ricordo di quel tale che disse: perché realizzare un’opera quando è così bello solo pensarla?».
Classe 1943, Bako è stato cofondatore e presidente dell’associazione “Un fiume d’arte” di Ponte San Pietro, oltre che amico e continuatore del progetto artistico (…)