momenti di panico

Il tuffo da quattro metri a Luzzana, da cui non è riemerso: una coppia ha salvato il 14enne, ma resta gravissimo

Mirko Casali era a casa dal lavoro e ha sentito le grida d'aiuto degli amici. Lo ha recuperato, poi la moglie Stefania lo ha rianimato

Il tuffo da quattro metri a Luzzana, da cui non è riemerso: una coppia ha salvato il 14enne, ma resta gravissimo

Doveva essere una giornata tranquilla, che già sapeva d’estate. Invece, improvvisamente, ha lasciato spazio al panico, sfiorando la tragedia. Al parco del Gigante di Luzzana è stata la prontezza di due coniugi che abitano nei paraggi a fare la differenza quando nel primo pomeriggio di ieri, 27 maggio, un ragazzino di quattordici anni si è tuffato in una delle pozze non riuscendo più a riemergere.

Le grida d’aiuto, poi il disperato tentativo di rianimazione

A raccontare l’intera vicenda, nel dettaglio, è Corriere Bergamo. Il giovanissimo, nato in Italia da genitori senegalesi e cresciuto a Pedrengo, era arrivato sulle rive del torrente Bragazzo insieme ai compagni di classe dopo aver passato l’ultimo giorno di scuola a Entratico per un’uscita organizzata dall’istituto di formazione professionale di Trescore Balneario che frequenta.

Era circa mezzogiorno e i ragazzi erano stati lasciati liberi. Così, il gruppetto ha deciso di andare alla pozza del Gigante. Il primo a tuffarsi è stato proprio il quattordicenne: da una piattaforma di quattro metri si è buttato nell’acqua, da cui è riemerso – hanno raccontato gli amici – in un primo momento, annaspando e cercando di aggrapparsi a uno di loro, prima di finire nuovamente sott’acqua.

È stato proprio il grido disperato degli amici ad attirare l’attenzione di Mirko Casali, che abita poco lontano dal parco. Per pura casualità, quel giorno si trovava a casa dal lavoro: ha sentito le urla ed è accorso in loro aiuto. Casali, che ha una passione per le immersioni, si è immediatamente tuffato nella pozza ma l’acqua era torbida e non è riuscito a vedere nulla.

Così ha mandato uno dei ragazzini a recuperare una maschera e si è immerso nuovamente nel punto indicato dal gruppo, sotto la cascata: è lì che ha notato il costume azzurro del quattordicenne, che si trovava a testa in giù, sul fondale, a circa tre metri di profondità. Lo ha così tirato fuori, ma a quel punto il giovanissimo aveva passato tra i dieci e i quindici minuti sott’acqua e il cuore non batteva.

Sul corpo non aveva ferite: forse si è sentito male a causa dell’acqua fredda, oppure non sapeva nuotare. È a quel punto che è intervenuta Stefania Verzeroli, moglie di Casali, infermiera che ha praticato il massaggio cardiaco fino all’arrivo dei soccorsi. I medici, ha raccontato, non sembravano avere molte speranze ma dopo mezz’ora è riuscita a ottenere un battito.

Così il quattordicenne è stato trasportato immediatamente in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, in terapia intensiva pediatrica, in condizioni disperate. Mentre il ragazzino lotta per la vita, attaccato ai macchinari per la rianimazione, resta lo shock per l’accaduto. La balneazione, inoltre, nell’intera area è vietata proprio per evitare episodi come questo.