Ha lottato per cinque giorni tra la vita e la morte, ma nel pomeriggio di ieri (1 giugno) si è purtroppo fermato per sempre il cuore di Ibrahima Ndaw, il ragazzino di 14 anni residente a Pedrengo che era ricoverato all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo dal pomeriggio del 27 maggio, quando si era tuffato in una pozza al parco del Gigante a Luzzana e non era più riemerso.
Il tuffo e i primi soccorsi
Ibrahima, nato in Italia da genitori senegalesi, era arrivato sulle rive del torrente Bragazzo insieme ai compagni di classe dopo aver passato l’ultimo giorno di scuola a Entratico per una festa organizzata dall’istituto di formazione professionale Abf di Trescore Balneario. Un gruppetto di studenti, tra cui il ragazzino, ha deciso di andare alla pozza del Gigante. Il primo a tuffarsi è stato proprio Ibrahima.
Secondo quanto raccontato dagli amici, inizialmente il giovane è riemerso, ma annaspando e cercando di aggrapparsi a uno di loro. Poi è finito nuovamente sott’acqua e non si è più visto. Le grida degli amici di Ibrahima hanno attirato l’attenzione di Mirko Casali, che vive nel pressi del parco e che quel giorno si trovava a casa dal lavoro. Giunto sul posto, Casali, che è appassionato di immersioni, si è tuffato nella pozza per soccorrere il ragazzino. L’acqua era però torbida e non vedeva nulla. Ha quindi mandato un altro giovane a recuperare una maschera e si è immerso di nuovo.
Il massaggio cardiaco, il ricovero e la speranza
Sotto la cascate, Casali ha scorto il corpo di Ibrahima a testa giù sul fondale, a circa tre metri di profondità. È riuscito a raggiungerlo e a riportarlo a galla, ma eranpo passati almeno dieci minuti da quando il 14enne era finito sott’acqua e il suo cuore non batteva più. Tirato fuori dalla pozza, è stata Stefania Verzeroli, moglie di Casali e infermiera, a praticare il massaggio cardiaco su Ibrahima in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Nonostante le poche speranze, incredibilmente, dopo quasi mezz’ora, il battito è tornato.
Grazie all’intervento dell’elisoccorso, Ibrahima è stato trasportato d’urgenza al Papa Giovanni, dove è stato ricoverato in Terapia intensiva pediatrica ed è stato sottoposto all’Ecmo, il sistema di ossigenazione extracorporea utilizzato nei casi più critici, quando cuore e polmoni non riescono più a funzionare da soli. Per giorni i medici hanno sperato che le sue condizioni potessero migliorare, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare e nel pomeriggio di ieri Ibrahima è morto.