Lutto

Il dolore della famiglia e la gara di solidarietà per riportare Ibrahima in Senegal

Il quindicenne morto dopo l’incidente di Luzzana sarà sepolto nella terra d’origine della sua famiglia. La comunità senegalese si mobilita per sostenere il rimpatrio della salma

Il dolore della famiglia e la gara di solidarietà per riportare Ibrahima in Senegal

Nella casa della famiglia Ndaw il tempo sembra essersi fermato. Da lunedì pomeriggio, quando all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stata dichiarata la morte di Ibrahima Ndaw, il ragazzo di 15 anni rimasto coinvolto nel grave incidente avvenuto a Luzzana, parenti, amici e conoscenti continuano ad arrivare per condividere il dolore di una perdita che ha colpito profondamente non solo i familiari, ma anche l’intera comunità senegalese del territorio.

Ibrahima lascia quattro tra fratelli e sorelle, dai 5 ai 20 anni. Il corpo del ragazzo si trova ancora nella camera mortuaria dell’ospedale bergamasco, ma il suo ultimo viaggio sarà verso il Senegal. La famiglia ha infatti deciso che Ibrahima verrà sepolto a Sedhiou, nella regione sudoccidentale del Paese africano da cui provengono i genitori, dove saranno celebrati i funerali secondo il rito musulmano. «Tanti ci stanno facendo visita in queste ore – racconta a L’Eco di Bergamo il padre Moussa -. Amici, compagni di scuola, connazionali. Tante persone gli hanno voluto bene e continueranno a volergliene».

Attorno alla famiglia si è subito attivata una rete di sostegno. La comunità senegalese presente nella Bergamasca ha promosso una raccolta fondi per contribuire alle spese necessarie al rimpatrio della salma, un percorso complesso e oneroso che consentirà al giovane di tornare nella terra delle proprie radici. «Ci aiuterà la nostra associazione – spiega ancora il padre – e tante persone si stanno facendo avanti per darci una mano per il rientro di mio figlio in Senegal».

Ibrahima era nato a Calcinate nel febbraio del 2011. Aveva frequentato la scuola dell’infanzia a Ciserano e parte della scuola primaria prima che la famiglia si trasferisse a Pedrengo, dove aveva completato gli studi elementari e proseguito il suo percorso scolastico. Cresciuto tra due culture, aveva mantenuto un legame profondo con il Paese d’origine della sua famiglia, che sentiva come una parte importante della propria identità.