Da fuori sembrava una casa come tante. Una villetta ordinata, un piccolo giardino, i segni di una quotidianità apparentemente normale. Dentro, secondo l’accusa, per anni quattro bambini avrebbero invece vissuto tra umiliazioni, percosse e privazioni. Un contesto che il giudice per le indagini preliminari di Bergamo ha ritenuto talmente grave da contestare a una madre di 38 anni non soltanto i maltrattamenti, ma anche il reato di tortura, come racconta il Corriere Bergamo.
La donna, disoccupata e residente in un comune della provincia bergamasca, si trova in carcere dal 17 aprile. La misura cautelare è stata disposta al termine delle indagini coordinate dalla pm Annaelena Mencarelli e condotte dai carabinieri della compagnia di Bergamo. Per il gip Riccardo Moreschi, quanto emerso dai racconti dei figli va oltre la dimensione delle vessazioni domestiche: i due gemelli oggi dodicenni sarebbero stati sottoposti a una «quotidiana, incessante e immotivata umiliazione», indipendentemente dal loro comportamento. Nell’ordinanza, il giudice esclude che si possa parlare di punizioni o di metodi educativi degenerati. Le condotte contestate avrebbero avuto un altro scopo: provocare sofferenza e «annichilirne lo spirito».
La donna ha respinto tutte le accuse durante l’interrogatorio di garanzia, definendole «fantasie». Ha sostenuto di non riuscire a spiegare l’origine dei racconti dei figli e ha negato problemi di dipendenza. Non sono inoltre emersi disturbi psichiatrici e la difesa, almeno in questa fase, non intende chiedere accertamenti in quella direzione. La richiesta di arresti domiciliari è stata respinta.
Le prime testimonianze, raccolte a dicembre scorso, descrivono un quadro particolarmente pesante. Uno dei gemelli ha raccontato di essere stato insultato e picchiato senza motivo, di essere stato costretto a dormire nella doccia o sul pavimento e di essere stato privato della colazione, dell’igiene personale e del cambio degli indumenti. Ha riferito anche di essere stato umiliato davanti agli altri e di avere taciuto per anni per paura delle minacce ricevute.