di Fabio Gualandris
Di fronte all’inarrestabile corsa verso il futuro, il festival “Lo spirito del pianeta” approda per la prima volta ad Albino per ricordarci chi siamo. Un’edizione che promette numeri da record, una gestione ecologica d’avanguardia e una riflessione profonda sul senso di comunità.
Albino si appresta così a diventare, per 18 giorni, il centro del mondo. Dal 30 luglio al 16 agosto infatti, ospiterà la 26ª edizione di un festival che ha fatto del nomadismo culturale e della testimonianza dei popoli indigeni la sua bandiera.
Abbiamo incontrato Ivano Carcano, referente dell’associazione “Lo spirito del pianeta” promotrice dell’evento per farci raccontare la genesi di questo spostamento e la filosofia che anima una delle manifestazioni più amate del territorio bergamasco.
Dopo anni trascorsi tra Brembate Sopra, Chiuduno, Bergamo, Clusone, Piario (oltre a Casirate d’Adda che dal 18 giugno al 4 luglio ospiterà la prima parte del festival 2026), la scelta è caduta su quello che è il Comune più popoloso della Valle Seriana.
«Il passaggio ad Albino non è casuale, volevamo rimanere in valle, ma avevamo bisogno di una logistica che permettesse anche a chi viene dalla città o dagli aeroporti di raggiungerci facilmente. Albino offre il perfetto equilibrio tra la bellezza naturale del territorio e la funzionalità: ampi parcheggi, viabilità fluida e un terreno meno argilloso, capace di reggere anche in caso di maltempo».
Anche l’amministrazione locale ha giocato un ruolo chiave. Il sindaco di Albino (…)