Pallone d'Oro 2026

Sempre presente. Stefano Togni è una certezza: «La Polisportiva dei Colli è più di una squadra»

Il portiere classe 1987 è il nuovo candidato per il nostro premio dedicato alla Seconda e Terza Categoria. Ha superato le 400 apparizioni con il club

Sempre presente. Stefano Togni è una certezza: «La Polisportiva dei Colli è più di una squadra»

Oltre quattrocento presenze con la stessa maglia. Stefano Togni, portiere classe 1987, è il capitano della Polisportiva dei Colli, dove gioca dal 2009, oggi in Terza Categoria. Di lui stupisce la grande passione per il calcio e il legame con quella che è diventata una seconda famiglia da quando è arrivato quasi per caso ormai diciassette anni fa. Dagli allenamenti su un campo di ghiaia e sassi fino alle trasferte in Spagna con i compagni di squadra. Oggi è un’icona del club e un esempio per tutti.

Il 38enne è il nuovo candidato al Pallone d’Oro 2026 Seconda e Terza Categoria di PrimaBergamo, l’iniziativa con cui vogliamo accendere i riflettori sul calcio dilettantistico dei nostri Comuni premiando chi sa rappresentare con passione e valori lo sport che amiamo. Ogni settimana troverete una nuova storia sul giornale in edicola, con il coupon da ritagliare, compilare e farci avere. Potete anche inviare prova fotografica del voto effettuato inviando una mail a redazione@primabergamo.it oppure un messaggio WhatsApp al 3500282362. Stessi riferimenti per candidare un giocatore, indicando nome, club e un recapito.

Una questione di famiglia

Stefano nella vita lavora per l’azienda di famiglia: il calcio non è mai stato un lavoro, ma una passione portata avanti quotidianamente con grande consapevolezza. Della sua carriera conserva tutto: ritagli di giornale, foto di squadra, pagelle, articoli. Un archivio costruito partita dopo partita, come chi sa che quello che sta vivendo vale la pena di essere ricordato.

L’amore per il ruolo del portiere gliel’ha trasmesso da piccolo suo fratello, undici anni più grande, che ha militato nelle massime categorie dilettantistiche. «Quando ero ragazzino, mentre i miei coetanei andavano in discoteca il pomeriggio, io andavo a vedere mio fratello giocare». Sin da giovane ha avuto la fortuna di lavorare con un preparatore legato all’Atalanta: «Mi ha insegnato a usare sia il destro che il sinistro. Grazie a lui so usare entrambi i piedi, cosa rara per un portiere».

Gettare il cuore oltre l’ostacolo

Nell’agosto del 2009 arriva quasi per caso alla Polisportiva Bergamo Alta Imiberg. La prima persona che incontra è Fabio Freti, dirigente storico del club. «È stato lui a farmi capire da subito cosa vuol dire Bergamo Alta. Per anni è stato una presenza fissa a ogni allenamento e partita. Dopo la nascita di suo figlio le sue priorità sono cambiate, come è giusto che sia, ma il suo legame con la società non si è mai spezzato».

Gli allenamenti di allora si svolgevano su un campo a sette con le porte storte e il manto erboso completamente assente: ci si tuffava su ghiaia e sassi. Condizioni tutt’altro che favorevoli, specie per un portiere. Eppure è lì che Stefano ha trovato qualcosa che altrove non aveva mai trovato. «Prima c’era molta competizione, ognuno pensava solo a sé. Qui ho trovato una famiglia vera. Negli anni ho avuto tante offerte da categorie superiori, ma ho scelto di restare perché il gruppo era speciale».

Quel gruppo nel tempo è diventato qualcosa di unico. Insieme hanno organizzato trasferte a Siviglia, Valencia e Madrid. Oltre trenta persone al seguito tra giocatori e chi, pur non scendendo in campo, non voleva mancare. «Chi la fa una cosa del genere? Nessuno. Ce la invidiano tutti. Vincere o perdere poco importa: l’obiettivo è stare insieme».

Costanza e passione

Oggi Stefano ha superato le quattrocento presenze, record assoluto del club. Nel corso delle tante stagioni, gli allenamenti saltati si contano sulle dita di una mano. «Quest’anno ne ho mancato uno perché ero dal fisioterapista, ma mi sono allenato lo stesso». Attorno a lui si è costruita una squadra che rispecchia gli stessi valori. Giorgio Remuzzi, classe 1993, è uno dei pochi che condivide lo spogliatoio con lui dall’inizio della sua avventura. Dopo qualche anno a Torino è rientrato a Bergamo e da un paio di stagioni sta dando un contributo prezioso alla squadra, non solo in termini di gol. E poi c’è Leonardo Valli, classe 1999, tornato dopo qualche stagione altrove dimostrando un grande attaccamento alla maglia. Facce diverse, stessa mentalità. «Chi arriva da noi si ambienta in fretta: lo vedi dagli orari, arrivano puntuali. Capiscono la passione che ci mettiamo tutti».

Una questione di cuore

Il calcio dilettantistico è cambiato e Stefano lo sa. Le generazioni sono diverse, ci sono più sport e meno voglia di impegnarsi ogni settimana: «Ho paura che negli anni questa cosa andrà a svanire». Alla Polisportiva dei Colli nessuno prende rimborsi spese. Anzi, fino a qualche anno fa i giocatori pagavano persino la quota, ma nessuno si è mai lamentato.

Quando tutto il resto cambia, la passione tiene. È la stessa parola che Stefano usa quando parla del futuro: vorrebbe diventare preparatore dei portieri, lavorare con i giovani, trasmettere quello che ha imparato. «Quando hai 7, 8 anni e hai le persone giuste attorno, impari tutto. È quello il momento». Come fu per lui, ormai trent’anni fa.