Presentato questa mattina (giovedì 11 giugno), in Provincia a Bergamo, Lo Spirito del Pianeta, che giunge alla sua 26ª edizione confermando Casirate d’Adda come sede per il secondo anno consecutivo (prima di passare poi da Albino). Alla conferenza stampa nella Sala Rezzara erano presenti gli organizzatori Ivano Carcano e Simayiai Maasailady, il sindaco di Casirate Mario Donadoni e il consigliere provinciale Francesco Micheli.
Diciassette giorni di festival, oltre 400 eventi, 70 espositori internazionali, 11 ristoranti da tutto il mondo e 4 mila metri quadrati di spazi coperti: i numeri raccontano una manifestazione che in 26 anni è diventata un punto di riferimento per l’incontro tra culture indigene in Italia e in Europa.
Bergamo, città aperta
Ad aprire la conferenza è stato il consigliere provinciale Micheli, che ha voluto sottolineare il valore non solo turistico ma culturale ed educativo dell’evento: «Siamo onorati di patrocinare un evento di questa portata – ha dichiarato -. Bergamo è una città laboriosa e industriale, ma anche aperta e curiosa, capace di riconoscere la propria cultura e quella delle altre popolazioni del mondo».
Micheli ha evidenziato come il festival incarni la doppia anima del territorio bergamasco: identitaria e al tempo stesso cosmopolita, un territorio che sa guardare oltre i propri confini senza perdere le proprie radici.
La scommessa della pianura
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Il sindaco Donadoni ha parlato di una sfida ambiziosa: portare un evento nato in Val Seriana nel cuore della pianura bergamasca, sfruttando la posizione strategica di Casirate, a un quarto d’ora da Milano, vicina agli aeroporti di Orio al Serio e Linate, al crocevia tra Bergamo, Brescia e la pianura padana fino al Lodigiano e al Cremonese. «La scommessa è mantenere il pubblico della Val Seriana e ampliarlo, portando nuove persone – ha spiegato -. Chi conosce l’evento poi ci torna volentieri: ogni sera c’è qualcosa di nuovo, tra spettacoli ed enogastronomia».
Donadoni ha poi anticipato una serata dedicata alle vie d’acqua, elemento identitario di questo angolo di pianura: «Se c’è un elemento emblematico di questo territorio è l’essere innervato e fertilizzato da canali, sorgive e corsi d’acqua. Casirate è letteralmente generata da queste vie d’acqua meravigliose». La posizione geografica del Gerundium è strategica anche per chi arriva dall’estero: già confermati visitatori dal nord Europa, facilitati dalla vicinanza con i due scali aeroportuali.
L’ospite speciale è il pubblico
La novità più significativa di questa edizione riguarda l’ospite d’onore: non sarà un artista o un volto noto, ma il visitatore stesso. «Non vogliamo persone sedute ad ascoltare, ma persone che partecipano – ha spiegato l’organizzatore Ivano Carcano -. La parola io non esiste: esiste il noi».
Il messaggio del festival si fa quest’anno più diretto e urgente, affrontando il tema della disconnessione sociale che caratterizza le società occidentali. «Ci stiamo sempre più stringendo nelle nostre riserve, che sono le nostre case. Eppure abbiamo il dono immenso della libertà, e non la usiamo a pieno», ha ribadito Carcano, ricordando come la socializzazione sia diventata sempre più difficile, con paesi che si svuotano e negozi che chiudono.
Il festival, ha spiegato, è pensato come uno spazio in cui tornare ad ascoltare, a incontrarsi, a sentirsi parte di una comunità. «Succede sempre qualcosa di inspiegabile lì dentro: le persone si commuovono senza sapere perché. Noi lo sappiamo: tornano ad ascoltare cose che non ricordavano più potessero esistere».
Carcano ha anche annunciato che nel periodo estivo alcuni dei gruppi ospiti faranno tappe in altre città italiane ed europee, tra cui il Canton Ticino e l’Avellinese, per portare il messaggio delle popolazioni indigene a chi non riesce a raggiungere Bergamo. I numeri della scorsa edizione parlano chiaro: un milione di visitatori sul sito, sei milioni di pagine visualizzate nel solo mese di settembre. La curiosità, insomma, non manca.
La voce degli indigeni
Simayiai Maasailady, organizzatrice e indigena, ha portato una testimonianza personale e commossa: «Mi sento fortunatissima per essere arrivata a Bergamo, è una città che ti insegna la tenacia e la generosità. Il festival va avanti grazie ai volontari della provincia di Bergamo». Ha poi ricordato la fragilità delle culture indigene di fronte all’avanzata tecnologica e al modello occidentale: «Rischiamo di sparire. Occasioni come questa ci permettono di fare conoscere la nostra cultura e trasmettere i nostri valori».
Il messaggio centrale è quello di vivere il presente: «Diciamo sempre futuro, futuro, futuro… e ci dimentichiamo di vivere il momento. Gli indigeni si godono ogni istante: la natura, le persone, la connessione. Vogliamo mandare un messaggio di pace, di vivere oggi e non domani».
Il fuoco, i riti e il matrimonio celtico
Al centro della vita del festival c’è il fuoco sacro, acceso ogni anno con una cerimonia ancestrale e tenuto vivo per tutta la durata della manifestazione da ragazze della Val Camonica. «Il fuoco è il centro di qualsiasi incontro da sempre – hanno spiegato Donadoni e Carcano -. Ci ha dato la cottura del cibo, ha alimentato il nostro cervello, ci ha trasformato. Tornare a vederlo è un’esperienza che ci restituisce alle nostre origini».
Ogni mattina, una Donna Medicina benedice il terreno che ospita il festival. Il primo giorno i monaci tibetani costruiranno un mandala di un metro per un metro con polveri colorate: l’ultimo giorno verrà distrutto, come insegna la tradizione.
Tra gli eventi più attesi di questa edizione, un matrimonio con rito celtico scozzese: un gruppo presente al festival da vent’anni celebrerà le nozze con il proprio rituale tradizionale, alla presenza di tutti i popoli indigeni ospiti. «Sarà una festa di comunità globale – ha detto Simayiai -. Tutti noi indigeni del mondo li aiuteremo a creare questo amore gigante».
Il programma
Il festival apre mercoledì 18 giugno con i Maya e si sviluppa per diciassette serate fino al gran finale di sabato 5 luglio con tutti i gruppi ospiti sul palco. Tra i momenti clou: la Notte della Cornamusa e del Baghèt (22 giugno), l’attesissima Accensione del Fuoco Sacro (24 giugno), la Luna delle Fragole (29 giugno) e la Notte dei Tamburi (30 giugno).
Spazio anche alla musica internazionale con Bepi & The Prismas (19 giugno), Eusebia dal Madagascar (21 giugno), il gruppo Seva dall’Iran (23 giugno), il Thanda Choir dal Sudafrica (26 giugno), gli Ar An Talamh dall’Irlanda (2 luglio) e i Saor Patrol dalla Scozia (3 luglio).
Sul palco si alterneranno inoltre Indiani d’America, Incas, Aztechi, Culture della Mesoamerica, Congo e molti altri. Tra gli ospiti speciali: la Donna Medicina Inca Sofia Uquiche Chircca, il cantante tuareg Zaccaria Yahaya, i gruppi boliviani, l’associazione ucraina Berebynia di Bergamo, il violinista lituano Saule Kliaite, Giuseppe Festa e Sud Ensamble con le sonorità del Sud Italia.
Sapori, sostenibilità e laboratori
Lo Spirito del Pianeta non è solo musica e spettacolo. Il festival propone 11 ristoranti da tutto il mondo con cucina indiana, messicana, argentina, brasiliana e piatti regionali italiani, distribuiti su oltre 2 mila posti a sedere con mille posti al coperto. Grande attenzione alla sostenibilità: quasi l’81 per cento dei rifiuti prodotti sarà riciclato, i piatti sono compostabili e il carburante necessario è ridotto al minimo.
Il programma include inoltre conferenze, seminari, laboratori per bambini, workshop, un villaggio tradizionale presso il fuoco con la presenza di Aztechi, Maya, Tibet, Tuareg, Qashqai dell’Iran, rievocatori Camuni e tepee degli Indiani d’America, e un’area olistica dedicata al benessere. A completare il percorso uno spazio dedicato al mondo celtico e al simbolo dell’Albero della Vita.
L’ingresso è gratuito per tutti. Il festival si trova presso il Gerundium di Casirate d’Adda, uscita Treviglio della BrBeMi a 1,5 km, uscita Cassano a 2 km. Parcheggio a pagamento (3 euro), parcheggio disabili e moto gratuiti. Per maggiori informazioni e il programma completo è possibile visitare il sito www.lospiritodelpianeta.it.