Ventuno anni con la stessa maglia. Sempre lì, nonostante il campo in sabbia, nonostante le chiamate da squadre di categoria superiore, nonostante tutto. Marcello Bulgaretti, attaccante classe 1996, è sempre rimasto fedele all’Antoniana. Ha scelto le persone, l’ambiente, il gruppo. E non se ne è mai pentito.
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Una società “pane e salame”
Marcello nella vita fa il magazziniere e nel tempo libero sta studiando per diventare operatore di pet therapy con il suo cane. La sua passione più grande, però, è quella per il calcio. Ha iniziato a giocare proprio all’Antoniana quando aveva circa 8 anni e oggi, che di anni ne ha 29, veste ancora gli stessi colori. Nel frattempo, il campo in sabbia è finalmente diventato un sintetico, i compagni sono cambiati, gli allenatori pure. Ma lui è ancora lì, con la stessa passione di sempre: «Negli anni mi hanno chiamato tante squadre di categoria superiore, ma ho sempre dato priorità al divertimento con i miei amici, allo star bene. Senza scomodarmi troppo».
L’Antoniana, spiega, è una società «pane e salame»: niente fronzoli, tanta sostanza umana. Al centro di tutto c’è il presidente Luciano Traini, figura presente da anni in maniera attiva e che lavora quotidianamente per il bene della società. «Non è solo uno che firma le carte. Parla con te a livello personale, sente come stai, capisce cosa ti serve. Non ho trovato una tale empatia da nessun’altra parte». Una presenza che per Marcello è diventata ancora più importante due stagioni fa, quando ha perso suo padre: «L’Antoniana mi ha salvato la mente. Andare a giocare la domenica, liberarmi dopo una settimana difficile… Quella è stata la stagione più bella che ricordi, proprio perché mi ha tenuto in piedi. Sarò sempre grato a questa società». Quella stessa stagione la squadra ha raggiunto i play-off di Seconda Categoria, ma il risultato, in quel contesto, era secondario.
«All’Antoniana si sta bene»

Nel corso degli anni, l’Antoniana ha dimostrato una capacità sempre più rara per una società dillettantistica: trattenere chi potrebbe partire e “richiamare” chi se ne è andato. «All’Antoniana si sta bene, c’è poco da aggiungere. Molti andavano via per non giocare sul campo in sabbia, ma poi hanno capito quanto valesse il gruppo rispetto a tutto il resto e sono tornati qui». A conferma che quello che si costruisce all’Antoniana non si trova facilmente da un’altra parte, e che chi lo ha vissuto fatica a rinunciarci davvero.
Il gruppo prima di ogni cosa
Il punto di riferimento assoluto, dentro e fuori dal campo, è Dario Bonacina, storico capitano e cuore pulsante della società da tantissimi anni. «È uno di quelli che tengono tutto insieme, che danno il senso di cosa significhi essere dell’Antoniana». Tra le figure che hanno segnato il percorso di Marcello c’è poi Giorgio Vassena, suo allenatore per circa otto anni: «Mi ha aiutato a crescere, sia come persona che come calciatore».
Un percorso lungo, costruito mattone dopo mattone, che ha avuto il suo momento più alto nel 2016 con la promozione storica in Seconda Categoria. Traguardi e soddisfazioni speciali, certo, ma per Marcello l’importante non è mai stato vincere campionati o ricevere riconoscimenti individuali: «La nostra forza è sempre stata il gruppo, la voglia di scherzare, di passare momenti belli insieme fuori dal lavoro. Questo è quello per cui vale la pena esserci ogni domenica e condividere la mia esperienza con i miei compagni. Questo vale più di ogni altra cosa».