Ritardi per il collegamento ferroviario tra Bergamo e Orio al Serio: continua il botta e risposta tra il Comitato di Quartiere Boccaleone e i consiglieri regionali del Pd Davide Casati e Jacopo Scandella. «Il Comitato – si legge nella più recente nota stampa pubblicata dai rappresentanti del quartiere – non è mai stato, né si è mai dichiarato, contrario al progetto del treno per Orio nel suo complesso, opposizione invece spesso rappresentata e strumentalizzata».
«Al di là dell’assenza, di non poco conto, di una seria analisi costi-benefici del progetto – aggiungono -, le nostre critiche hanno sempre riguardato lo scarso/nullo equilibrio tra la nuova infrastruttura e la realtà di un quartiere abitato e organizzato su due nuclei e a forte presenza di aree verdi».
Botta e risposta tra consiglieri dem e Comitato di Boccaleone
In una prima nota stampa del 9 giugno, i consiglieri dem chiedevano dove fosse il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, alla luce dello slittamento dei cantieri ferroviari bergamaschi al 2027 annunciato da Rfi. «Chi paga per tutto questo? Sono le persone che vivono e lavorano sul nostro territorio», avevano dichiarato, allora, Casati e Scandella.
Il Comitato, il 14 giugno, aveva successivamente replicato alla nota stampa dei consiglieri, dicendosi «profondamente sorpreso», chiedendo conto sulle risorse del Pnrr. «Viene spontaneo chiedersi dove fossero oggi coloro che si dichiarano stupiti, quando da anni il Comitato segnala, in tutte le sedi istituzionali competenti, la lentezza dei cantieri e le criticità di un progetto che continua a procedere senza un reale confronto con il territorio».
Era seguita, poi, un’ulteriore replica dei consiglieri dem, pubblicata da Bergamonews, in cui respingevano «con forza ogni allusione al mancato interesse sul tema. In merito alle modifiche progettuali, alle compensazioni, alle proposte del Comitato e non accolte, bisogna chiedere a chi governa a livello nazionale e regionale e ha la responsabilità di decidere».
«Chiediamo ai consiglieri di assumere un ruolo attivo e reale»
Torniamo quindi a ieri, venerdì 19 giugno: il Comitato, nella più recente nota stampa in risposta alle dichiarazioni di Casati e Scandella, sottolinea di non essere mai stato contrario al progetto, ma di aver sempre criticato lo scarso equilibrio tra l’infrastruttura e la realtà del quartiere. «Già nei primi mesi del 2021 il Comitato aveva evidenziato le pesanti ricadute su Boccaleone del progetto, contattando il sindaco Gori, gli assessori comunali, esponenti provinciali, regionali e nazionali, tra cui il viceministro Antonio Misiani e l’allora deputata Elena Carnevali. Le risposte locali furono sostanzialmente assenti».
«A livello parlamentare ci fu l’interrogazione presentata da Devis Dori nell’aprile 2021. L’iter autorizzativo protrattosi nel tempo, anziché essere utilizzato per migliorie, ha di fatto portato a licenziare una soluzione finale diversa da quella iniziale che ha peggiorato ulteriormente l’impatto sul Quartiere di Boccaleone, aumentando spaventosamente il consumo di suolo generato dalle nuove soluzioni viabilistiche scartando l’ipotesi del semi-interramento della linea, che è rimasta priva di caratteristiche di un vero sistema di mobilità metropolitana al servizio dei cittadini».
«Oggi non servono polemiche, ma assunzione di responsabilità ed azioni concrete. Per questo chiediamo ai consiglieri Casati e Scandella di assumere un ruolo attivo e reale con comportamenti decisi sia in Regione Lombardia che verso l’amministrazione comunale affinché, ad esempio, si risponda alla lettera (Pec) di richiesta di chiarimenti da noi inviata oltre un mese fa. A oggi nulla si sa sulla gestione delle terre contaminate rinvenute durante i lavori e sulla mancata applicazione delle prescrizioni ministeriali riguardo le mitigazione di polveri e rumore totalmente disattese».
«Non spetta ai cittadini controllare la corretta esecuzione dei lavori: questo è compito delle istituzioni. Dopo due anni e mezzo di segnalazioni, chiediamo trasparenza, controlli e successiva pubblicazione dell’esito dei controlli. Da ultimo proviamo ad osservare un orizzonte più ampio e non solo i ritardi dei cantieri di Rfi. È necessario riflettere sulla visione dello sviluppo puramente economico del territorio che per troppo tempo ha considerato prioritario l’ampliamento e la crescita dell’aeroporto, relegando in secondo piano la qualità della vita dei residenti, la tutela ambientale e una pianificazione equilibrata della mobilità».
Conclude infine il Comitato: «È tempo che tutta la politica bergamasca, indipendentemente dalle appartenenze partitiche, si interroghi sulle proprie priorità. Lo sviluppo di Orio non può essere l’unico criterio con cui si decide il futuro del territorio».