Ben 925 tonnellate di rifiuti tessili sono state stoccate abusivamente in un capannone di Spirano. Questo è uno dei risultati dell’importante operazione condotta dai Carabinieri Forestali di Brescia che ha portato allo smantellamento di un’organizzazione con base nel Bresciano, accusata di gestire un vasto traffico illecito di scarti tessili. Nell’inchiesta risultano indagate venti persone.
Il sequestro a Spirano

Come riportano i colleghi di “PrimaTreviglio” tra i siti individuati dagli investigatori figurava anche un capannone di Spirano, dove erano accumulate 925 tonnellate di rifiuti tessili. Il deposito bergamasco rientrerebbe in una rete di strutture utilizzate per lo stoccaggio illecito di materiali provenienti in gran parte dalla Toscana.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i rifiuti venivano ritirati a costi particolarmente competitivi, evitando però le necessarie operazioni di trattamento e igienizzazione previste dalla normativa.
L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, sono state condotte dai Nuclei Carabinieri Forestali di Iseo, Breno ed Edolo con il supporto dei colleghi di Roma e Cagliari, dei reparti territoriali dell’Arma e delle unità cinofile della Guardia di Finanza.
Gli accertamenti hanno portato alla scoperta di un complesso sistema organizzato che avrebbe gestito e smaltito illegalmente oltre 26mila tonnellate di scarti tessili, equivalenti a più di 50 milioni di capi d’abbigliamento.
Come funzionava il sistema
In base agli investigatori, l’organizzazione ritirava i rifiuti tessili e li riclassificava come materiale recuperato “End of Waste”, facendoli apparire come prodotti pronti per essere reimmessi sul mercato.
In questo modo sarebbero stati riempiti 15 capannoni industriali distribuiti in nove province tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Per reperire gli immobili venivano utilizzate società di comodo create appositamente e intestate a prestanome in condizioni economiche disagiate.
Una volta saturi di rifiuti, i capannoni venivano abbandonati interrompendo il pagamento degli affitti e trasformando gli immobili in vere e proprie discariche abusive.
Sequestri per 12 milioni di euro
L’inchiesta ha consentito di individuare anche l’intero complesso aziendale della società Ri.Te.Ca., attiva nel settore del recupero rifiuti nel Bresciano, una flotta di autoarticolati utilizzata per i trasporti e disponibilità finanziarie per circa 12 milioni di euro.
Su disposizione del Gip del Tribunale di Brescia è stato eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per i reati contestati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e gestione di discarica abusiva. I provvedimenti riguardano rapporti finanziari e immobili situati nelle province di Brescia, Verona, Mantova, Lodi e Nuoro.
Gli scarti inviati illegalmente in Turchia
Le indagini hanno inoltre documentato un presunto traffico internazionale di rifiuti. Parte degli scarti tessili sarebbe stata esportata illecitamente in Turchia, sempre presentata come materiale “End of Waste”.
Grazie alla collaborazione con l’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, gli investigatori hanno ricostruito l’invio di circa 2mila tonnellate di scarti tessili verso un sito della città turca di Denizli.
Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe consentito all’organizzazione di smaltire enormi quantità di rifiuti aggirando le normative ambientali e trasformando numerosi capannoni del Nord Italia in depositi abusivi di scarti tessili.