Un tesoro

Donizetti, scoperto un manoscritto inedito: riaffiora dagli archivi del Seminario un’opera giovanile del compositore

Il documento autografo, rimasto sconosciuto per oltre due secoli, è stato rinvenuto nella Biblioteca del Seminario Vescovile. Sarà presentato al pubblico e ascoltato per la prima volta in epoca moderna durante il Donizetti Opera 2026

Donizetti, scoperto un manoscritto inedito: riaffiora dagli archivi del Seminario un’opera giovanile del compositore

Un manoscritto autografo, finora sconosciuto, del maestro Gaetano Donizetti è stato ritrovato nell’Archivio storico della Biblioteca del Seminario Vescovile “Giovanni XXIII” di Bergamo. La scoperta, annunciata dalla Diocesi, risale al 24 febbraio scorso ed è avvenuta nell’ambito del progetto di censimento dei fondi musicali coordinato dall’Archivio storico diocesano. A individuare il prezioso documento sono stati il musicologo William Limonta e lo storico e archivista Michele Enrico Poli.

Il manoscritto è emerso dal Fondo musicale della Biblioteca del Seminario, una raccolta mai censita prima e composta da oltre 860 documenti tra manoscritti e stampe musicali, databili dall’inizio dell’Ottocento alla fine del Novecento. La composizione ritrovata è un “Dixit”, salmo messo in musica con una scrittura essenziale ma efficace, riconducibile agli stilemi del giovane Donizetti. Il brano si sviluppa su quattro carte manoscritte ed è destinato a tre voci maschili a cappella: due tenori e un basso.

Gli studiosi hanno datato il manoscritto tra il 1818 e il 1821, periodo in cui Donizetti, appena rientrato a Bergamo dopo gli studi bolognesi con padre Stanislao Mattei, iniziava a costruire la propria rete di relazioni sul territorio. Sebbene il documento fosse privo di firma, alcuni elementi stilistici e calligrafici hanno spinto Limonta a ipotizzare che si trattasse di un autografo donizettiano. L’intuizione è stata successivamente verificata attraverso approfonditi controlli paleografici e musicologici condotti da Fabrizio Capitanio, conservatore della Biblioteca Musicale Gaetano Donizetti, e da Paolo Fabbri, direttore scientifico del Centro Studi Donizettiani della Fondazione Teatro Donizetti. Le verifiche hanno confermato sia l’autenticità sia l’originalità della composizione.

Secondo gli studiosi, il ritrovamento rappresenta un’importante aggiunta alla conoscenza della produzione giovanile del compositore bergamasco, in una fase della sua vita non ancora completamente orientata verso il teatro che lo avrebbe poi reso celebre in tutto il mondo.

«Ogni nuovo reperto è allo stesso tempo un frammento di conoscenza che torna alla luce e un insieme di interrogativi da approfondire», ha spiegato Fabbri, sottolineando come la ricerca nei fondi archivistici bergamaschi continui ancora oggi a riservare importanti sorprese.
Grande emozione anche per Limonta, che ha raccontato di aver riconosciuto fin dal primo esame alcune caratteristiche della scrittura musicale riconducibili a Donizetti. Da lì è iniziato un lungo percorso di verifica che ha portato alla conferma della scoperta.

Il ritrovamento sarà presentato pubblicamente venerdì 9 ottobre alle 18.30 al Seminario Vescovile di Bergamo, durante un incontro dedicato agli aspetti storici, scientifici e musicologici della composizione. Successivamente il brano potrà essere ascoltato per la prima volta in epoca moderna domenica 29 novembre alle 10.30 nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in occasione del Dies Natalis di Gaetano Donizetti e nell’ambito del festival Donizetti Opera 2026. L’esecuzione sarà affidata ai solisti della Cappella Musicale diretti dal maestro Cristian Gentilini.

La scoperta è stata accolta con entusiasmo dalle istituzioni cittadine e culturali. Il vescovo Francesco Beschi ha parlato di una gioia particolare nel vedere riemergere dagli archivi della Diocesi un’opera religiosa di Donizetti proprio negli ultimi mesi del suo episcopato.