Niente di nuovo, verrebbe da dire. Ma in un momento storico ed economico come questo, tenere monitorato l’andamento dell’inflazione è importante, viste le sue ricadute sulla nostra quotidianità. E che il tema sia tutt’altro che secondario lo ha confermato l’11 giugno la Banca centrale europea, che per la prima volta dal settembre 2023 ha deciso di alzare i tassi di interesse.
L’obiettivo? Ridimensionare proprio l’inflazione, che in questi mesi è tornata a galoppare per colpa della crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente.
I dati Istat relativi all’aumento dei prezzi rilevato a maggio rendono meglio l’idea: da febbraio a maggio, cioè dai primi bombardamenti di Usa e Israele in Iran in poi, in Italia i prezzi sono cresciuti mediamente del 2 per cento.
Come sempre, sulla base di questi dati l’Unione nazionale consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia in termini di aumento del costo della vita. In questo caso, l’inflazione presa in considerazione è quella cosiddetta tendenziale, ovvero anno su anno (maggio 2025 in confronto a maggio 2026).
A guidare la poco lusinghiera graduatoria è Rimini, con un più 3,6 per cento, che tradotto in rincaro annuo per famiglia media significano 1.042 euro in più. Seguono Udine (+3,7 per cento, 1.036 euro) e Bolzano (+3,4 per cento, 1.033 euro). Per trovare una città dove il rincaro annuo medio per famiglia calcolato a maggio sia inferiore ai mille euro bisogna arrivare alla nona posizione occupata da Arezzo (+3,5 per cento, 985 euro).
E Bergamo? Rispetto ai mesi precedenti, il nostro territorio ha poco di cui sorridere: l’inflazione tendenziale a maggio è stata del 3 per cento, con un rincaro annuo per famiglia media stimato in 899 euro (…)