Lo studio

In Città Alta troppi turisti, una pressione “veneziana”; in via Sant’Alessandro troppe case vacanza

Nino Gandini ha aggiornato le sue analisi riguardanti la presenza turistica in tutta Bergamo, dividendola nelle nove zone contrassegnate dai Cap

In Città Alta troppi turisti, una pressione “veneziana”; in via Sant’Alessandro troppe case vacanza

di Paolo Aresi

«Ero rimasto colpito dalle agitazioni e aggressioni accadute alle isole Baleari, alle Canarie e a Barcellona da parte dei residenti contro i turisti. E pure mi aveva colpito la decisione del sindaco della capitale catalana di eliminare entro tre anni oltre undicimila affitti brevi dal centro storico: ancora oggi il sindaco insiste sulla coraggiosa, e criticata scelta… Tutto questo era successo per un eccesso di turismo… Così ho voluto vedere quale fosse la realtà di Bergamo».

Sono parole di Nino Gandini, abitante di Città Alta, che fin da inizio anni Settanta studia l’evoluzione del cuore storico di Bergamo soprattutto grazie all’ausilio delle statistiche. Questa volta Nino non si è accontentato di esaminare la situazione di Città Alta, ma ha allargato lo sguardo.

Dice: «Mi interessava misurare l’intensità del turismo anche negli altri quartieri della città. In realtà non li ho esaminati tutti e ventitré, ma ho suddiviso Bergamo in nove zone, quelle del Cap, Codice di avviamento postale».

Gandini ha distinto gli affitti brevi (case vacanza) dai bed&breakfast (b&b) perché, ha detto, si tratta di due tipologie molto diverse: nei b&b l’ospite divide una parte della casa con il residente, si crea quindi un rapporto, un incontro. Nelle case vacanza invece il rapporto è quasi soltanto economico, talvolta residente e turista nemmeno si vedono per scambiarsi le chiavi.

E quindi diamo un’occhiata alla tabella. Prima di tutto si scopre che i b&b rappresentano una minima parte dei posti letto offerti dalla città, che in totale sono 8.816 su un complesso di circa 122 mila abitanti. Di questi quasi novemila posti, solamente (…)

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