Nelle tre partite del girone contro Giappone, Svezia e Tunisia aveva guardato i compagni dalla panchina. Un uomo spogliatoio (almeno interpretando la scelta del ct Koeman, che lo ha portato a sorpresa senza mai schierarlo) che questa notte (alle 3 del 30 giugno), contro il Marocco, ha esordito al 110′ minuto sostituendo de Jong.
Purtroppo un esordio amaro, quello di de Roon ai Mondiali 2026: nella roulette dei calci di rigore, hanno avuto la meglio i marocchini, che accedono così agli ottavi di finale mandando a casa l’Olanda. Dopo l’eliminazione della Germania per mano del Paraguay di poche ore precedente, un’altra big che esce prima di quanto si potesse pensare.
Al netto del risultato, per il capitano nerazzurro è stata comunque una soddisfazione importante. A 35 anni ha avuto la possibilità di giocare ancora in un Mondiale (il secondo per lui dopo quello in Qatar), anche se non con un ruolo da protagonista.
La carriera di de Roon volge al termine, difficile ipotizzare per lui un’altra opportunità nel 2030 (avrebbe 39 anni, in un calcio olandese che lancia spesso giovani ad alti livelli ha fatto il suo tempo), quindi adesso è giusto ragionare sulle stagioni che avrà ancora da protagonista con la Dea.
E proprio in questi termini si apre uno scenario nuovo: nel centrocampo a tre di Sarri, dove giocherà il recordman di presenze atalantine all-time? Mollare una posizione di titolarità quasi assoluta e ritagliarsi una nuova dimensione più ridotta e legata a un numero di partite inferiore sembra la naturale evoluzione del suo percorso, ma il numero 15 non mollerà e il mister (che lo apprezza tantissimo) potrà valutarlo molto presto sul campo.