La storia

Il frate nella Curva nerazzurra: «Mi sono innamorato dei tifosi dell’Atalanta»

Fra’ Andrea Poerio si occupa della mensa dei Cappuccini di Bergamo, ma quando può va allo stadio a tifare: «Questa squadra insegna tanto a tutti noi»

Il frate nella Curva nerazzurra: «Mi sono innamorato dei tifosi dell’Atalanta»

Li chiama «amici» diverse volte, frate Andrea Poerio. Non si riferisce ai ragazzi della Curva Morosini, che quando lo vedono entrare allo stadio con saio e sandali rimangono un po’ straniti. I suoi amici, in senso stretto e quotidiano, sono tutte quelle persone (l’età conta poco) che ogni giorno passano alla Mensa dei Cappuccini di Bergamo perché non hanno altro posto dove trovare cibo. E un po’ di conforto.

Quella di frate Andrea Poerio è una storia di passione, prima che di calcio. Quella di un uomo che seguiva il rugby a Milano e ora parla di Atalanta, pensa di Atalanta, si appassiona all’Atalanta ogni giorno. Anche alla mensa.

Lo abbiamo conosciuto grazie a Luca, tifoso a sua volta della Dea che qualche anno fa su queste colonne avevamo raccontato per lo striscione della figlia Valentina: durante una manifestazione di piazza, aveva scritto «Salvate la Terra, è l’unico pianeta dove gioca l’Atalanta». Geniale.

Frate Andrea, ci raccontano che ha una grande passione per Dea. Ma la cosa veramente grande è quanto lei e gli altri frati fate ogni giorno per gli altri.

«Pace e bene a tutti. Sono nato a Milano, Quarto Oggiaro, dove sono stato fino ai 25 anni. Lavoravo, unica nota positiva della mia vita. Poi tutto il resto era una follia. Appassionato di rugby, ho trovato la mia strada da volontario in una mensa. E ora ne gestisco una qui a Bergamo. Con l’Atalanta sempre presente, nei discorsi con gli amici che passano e non solo».

Ogni giorno si adopera per chi non ha nulla. Con queste persone parla spesso della nostra squadra?

«I bergamaschi e l’Atalanta hanno un rapporto incredibile che mi ha folgorato. Capisco poco di calcio, ma se vivi la realtà orobica non puoi non capire e non sentire quello che l’Atalanta significa per la sua gente. Parlando con gli amici mi tengono aggiornato su acquisti e cessioni, su quello che accade o dovrebbe accadere. Mi hanno anche regalato una sciarpa che fa già parte dell’arredamento della mensa. La mensa dei frati Cappuccini è atalantina. Bellissimo».

La Dea arrivata tra le grandi del calcio può essere un esempio per chi pensa di essere ultimo tra gli ultimi?

«Certo, l’Atalanta insegna che si possono fare grandi cose partendo dal basso. Parlando con i miei amici atalantini della mensa spesso dico che la Dea è un esempio: costanza, lavoro duro, capacità di accettare le sconfitte e vivere al meglio le vittorie. Questo dimostra che tutto si può fare (…)

Continua a leggere sul PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 16 luglio, o in edizione digitale QUI