L'intervista

Cristina Parodi a tutto tondo: «Ho amato Bergamo sin dal primo giorno»

Giornalista, conduttrice e oggi stilista e imprenditrice con l’amica Daniela Palazzi. La moglie dell'ex sindaco Gori ha saputo reinventarsi

Cristina Parodi a tutto tondo: «Ho amato Bergamo sin dal primo giorno»

di Nicola Magni (foto di Manuel Bifari)

Reinventarsi e accogliere nuove sfide senza mai smettere di essere se stessi. Sembra essere proprio questo il filo conduttore di Cristina Parodi, donna che nel corso della sua carriera – giornalista e conduttrice televisiva prima, poi dal 2020 ha avviato Crida, brand di moda che gestisce con la sua amica Daniela Palazzi – ha attraversato diversi ambiti mantenendo sempre lo stesso garbo, la stessa eleganza e la stessa professionalità che da sempre la contraddistinguono.

Moglie dell’ex sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, la nostra città è diventata a tutti gli effetti anche la sua.

Quando ha capito che il giornalismo sarebbe stata la tua strada? Come è diventata giornalista televisiva?

«La mia strada verso il giornalismo nasce grazie alla mia passione per il tennis. Durante l’università a Milano ho cominciato a scrivere per alcune riviste di tennis e a lavorare negli uffici stampa dei tornei. Da lì sono arrivata a Odeon Tv, che mi affidò però un programma dedicato all’automobilismo, Top Motori. È lì che è iniziato tutto».

Nel 1992 è stata tra i pionieri del Tg5, conducendo la prima, storica puntata del 13 gennaio. Com’è nato quel progetto? Si sarebbe mai immaginata che avrebbe cambiato l’informazione televisiva italiana, segnando anche la sua carriera?

«Quando approdai in Fininvest ero giornalista sportiva: all’inizio mi sono occupata principalmente di calcio, fino alla fine degli anni Ottanta. La svolta arrivò nel 1991, con le prime dirette di Emilio Fede sulla Guerra del Golfo. Seguire l’attualità mi appassionò subito e capii che quella sarebbe stata la mia strada. Poco dopo nacque il progetto del Tg5 con Enrico Mentana. Mi proposi immediatamente e fui scelta per far parte della squadra. Eravamo tutti molto giovani, pieni di entusiasmo: sapevamo di partecipare a una sfida unica, il primo telegiornale di una televisione privata, con l’obiettivo di competere con la Rai. Condussi la prima edizione con un’emozione indescrivibile. Il Tg5 nacque con un’idea precisa: raccontare le notizie in modo più diretto e vicino alle persone. Quella scelta si rivelò vincente e contribuì a cambiare il modo di fare informazione in televisione».

In tanti anni di giornalismo ha raccontato eventi che hanno fatto la storia. C’è un momento o una notizia o un ricordo vissuto in diretta che ancora oggi porta con sé?

«Avevo poco più che trent’anni e stavo costruendo la mia famiglia, forse per questo le notizie che mi hanno segnata di più sono sempre state quelle che riguardavano tragedie con protagonisti bambini. In quei casi ho fatto davvero fatica a mantenere quel distacco che il nostro mestiere richiede». (…)

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