Ci sono storie capaci di ridefinire il concetto di barriera e trasformare una necessità individuale in una straordinaria risorsa collettiva. È il caso del percorso di Nicolò, un bambino sordo di quasi sei anni, al Polo dell’infanzia “Papa Giovanni XXIII” di Azzano San Paolo.
Quella che era nata come una sfida educativa legata alla sua disabilità si è tramutata in un’esperienza d’avanguardia che oggi coinvolge l’intera scuola in una rete di inclusione.
«La mia scelta migliore»
Tutto ha inizio nel 2021, in piena pandemia, quando la famiglia di Nicolò deve scegliere un nido adatto alle esigenze speciali del proprio bambino: «Mio figlio è sordo e, come ogni genitore, desideravo trovare un ambiente capace di accoglierlo, comprenderlo e valorizzarlo – racconta la madre Michela Bottini, presidente provinciale dell’Ente nazionale sordi -. In quel periodo avevo saputo dell’apertura del nuovo nido di Azzano. Essendo una realtà appena nata, ero indecisa: tutto era nuovo e le educatrici non avevano ancora maturato esperienza con bambini sordi.
«È stato però il consiglio convinto di un’amica a spingermi a fare quel passo – continua -. Oggi posso dire che è stata una delle scelte migliori che abbia mai fatto. Ricordo ancora il giorno dell’inaugurazione del nido. Entrando, sono stata colpita da un dettaglio che per molti poteva sembrare insignificante, ma che per noi aveva un valore enorme: tutte le educatrici indossavano mascherine trasparenti per facilitare la comunicazione. Un gesto di attenzione e sensibilità che mi fece comprendere immediatamente di essere nel posto giusto».
Un lavoro di squadra
Durante i due anni trascorsi al nido, Nicolò è stato seguito dall’educatrice Giulia, sempre attenta ai suoi bisogni e aperta all’utilizzo della lingua dei segni. Insieme alle altre educatrici, ha accolto con entusiasmo il percorso di comunicazione inclusiva portato avanti dall’assistente alla comunicazione Irene.
«In quegli anni era attiva una sperimentazione (…)