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Arrestato a Birmingham il presunto autore del duplice omicidio davanti al tempio sikh di Covo

Il 29enne era ricercato dalla notte del 17 aprile, quando due uomini furono uccisi a colpi di pistola. Secondo gli inquirenti era fuggito prima in Francia e poi nel Regno Unito

Arrestato a Birmingham il presunto autore del duplice omicidio davanti al tempio sikh di Covo

La fuga sarebbe cominciata poche ore dopo gli spari, attraversando prima il confine con la Francia e proseguendo poi fino in Inghilterra. Tre mesi dopo il duplice omicidio davanti al tempio sikh di Covo, i carabinieri hanno rintracciato a Birmingham il presunto autore della sparatoria: Gurjant Singh, cittadino indiano di 29 anni, destinatario di un mandato di arresto emesso dal gip del Tribunale di Bergamo su richiesta della Procura.

L’uomo è indagato per il duplice omicidio di Rajinder Singh, 47 anni, e Gurmit Singh, 48, e per il tentato omicidio di Suchet Singh, rimasto coinvolto nella sparatoria. Il delitto risale alla notte del 17 aprile, davanti al centro culturale sikh “Gurudwara Mata Sahib Kaur Ji” di via Campo Rampino, dove erano in corso i preparativi per la tradizionale festa del Vaisakhi.

Gli spari davanti al tempio

Secondo la ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, coordinati dalla Procura, quella notte l’autore della sparatoria sarebbe arrivato davanti al centro culturale a bordo della propria auto. Dopo essersi avvicinato alle persone presenti, avrebbe aperto il fuoco a distanza ravvicinata contro Rajinder e Gurmit Singh, sparando anche contro Suchet Singh. La violenza dell’agguato emerge dal numero dei colpi: Rajinder Singh fu raggiunto da sette proiettili, quattro dei quali alla testa, mentre Gurmit Singh venne colpito sei volte, due al capo. Subito dopo l’assalitore si sarebbe allontanato rapidamente, abbandonando poi l’auto lungo la provinciale 198, nel territorio di Calcio.

Le indagini sono partite dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dalle testimonianze delle persone che si trovavano sul posto, insieme a perquisizioni e altri accertamenti condotti all’interno della comunità sikh della Bassa Bergamasca.

I contrasti all’interno della comunità

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dietro il duplice omicidio ci sarebbero forti tensioni maturate per il controllo e la gestione del centro culturale di Covo. I contrasti avrebbero coinvolto in particolare il gruppo vicino alle vittime e una componente radicata nella zona di Antegnate, diventando progressivamente più duri durante il rinnovo degli organi direttivi dell’associazione, fino a sfociare in discussioni violente, minacce e denunce reciproche.

Rajinder Singh, che in passato aveva presieduto il centro culturale, aveva lasciato l’incarico alcuni mesi prima dell’omicidio, ma avrebbe avuto un ruolo importante nella scelta del nuovo vertice dell’associazione, contestato dalla fazione contrapposta. È in questo quadro che, allo stato delle indagini, la Procura colloca la sparatoria.

La fuga fino a Birmingham

Dopo il duplice omicidio Gurjant Singh si era reso irreperibile. Le indagini dei carabinieri hanno permesso di ricostruire progressivamente i suoi spostamenti: avrebbe lasciato l’Italia trovando inizialmente rifugio in Francia e raggiungendo successivamente il Regno Unito, fino a Birmingham. Il gip di Bergamo aveva nel frattempo disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere, alla quale era seguito un mandato d’arresto internazionale secondo il meccanismo previsto dagli accordi di cooperazione tra Unione europea e Regno Unito.

A portare alla sua localizzazione è stata la collaborazione tra autorità italiane e britanniche, attraverso i canali internazionali Sirene ed Enfast. Le informazioni raccolte dal Nucleo investigativo di Bergamo hanno infine consentito alle autorità britanniche di individuare Singh a Birmingham e arrestarlo. Ora il 29enne resta a disposizione dell’autorità giudiziaria britannica, in attesa della procedura per la consegna all’Italia. Le indagini, intanto, non sono concluse: gli investigatori stanno cercando di individuare eventuali persone che possano averlo aiutato a lasciare l’Italia e, successivamente, a raggiungere il Regno Unito.