Tutto è cominciato con una telefonata apparentemente innocua, un «sondaggio sulle abitudini di acquisto». Poi la visita di un incaricato a casa, la firma su un modulo e, soltanto qualche giorno più tardi, la scoperta racconta la protagonista che quella firma avrebbe avuto conseguenze ben diverse da quelle che aveva immaginato.
A raccontare la vicenda è una lettrice di Mozzo, che ha deciso di rivolgersi alla nostra redazione per mettere in guardia altre persone da modalità di vendita porta a porta che, secondo quanto riferisce, sarebbero utilizzate anche in provincia di Bergamo. Durante la prima telefonata, dopo alcune domande, alla donna era stata proposta la visita a domicilio di un incaricato. Quest’ultimo si sarebbe presentato come appartenente a un’associazione di commercianti, illustrandole un sistema definito «simile ad Amazon», ma pensato per incentivare l’acquisto di prodotti italiani.
La proposta prevedeva un budget da 4.990 euro, utilizzabile nell’arco di 60 mesi per acquistare mobili, materassi, divani e altri articoli per la casa, con sconti indicati tra il 20 e il 50 per cento. La lettrice sostiene che le sarebbe stato ripetuto più volte che non avrebbe avuto alcun obbligo di acquisto. Al termine dell’incontro le erano stati lasciati un dépliant, una password temporanea per consultare il catalogo e un modulo, che aveva firmato.
Nei giorni successivi, anche a causa di alcuni problemi familiari, la donna racconta di non aver più pensato a quell’incontro. Fino a quando è stata ricontattata per una seconda visita, questa volta finalizzata alla consegna della password definitiva. È a quel punto che la situazione sarebbe cambiata. Quando la lettrice ha spiegato di non voler comprare nulla, l’incaricato le avrebbe risposto che il documento firmato in precedenza era in realtà un contratto e che, essendo trascorsi i 14 giorni previsti per il recesso, avrebbe dovuto effettuare un acquisto. In caso contrario, sostiene la donna, le sarebbero state prospettate una possibile citazione in tribunale e la richiesta di pagare l’intera somma di 4.990 euro.
«Mi sono sentita minacciata e ho agito nel panico», racconta. Per quella che in quel momento le è sembrata la soluzione meno rischiosa, ha quindi deciso di acquistare alcuni articoli, pagando una parte in contanti e il resto tramite bonifico alla consegna, avvenuta il giorno successivo. Secondo la lettrice, tuttavia, il valore della merce ricevuta sarebbe sensibilmente inferiore alla cifra pagata. Ripensando al primo incontro, la donna sostiene inoltre che il riferimento al contratto fosse riportato sul retro del modulo, mentre lei aveva firmato sul fronte, e di non ricordare che le fossero state illustrate chiaramente le condizioni relative al diritto di recesso. Segnala inoltre che il sito internet che le era stato indicato non risulterebbe raggiungibile.
Dopo l’accaduto la lettrice si è rivolta a Federconsumatori. Secondo quanto le sarebbe stato spiegato dall’associazione, una volta ricevuta e pagata la merce gli strumenti a disposizione del consumatore per contestare l’acquisto diventano più limitati. La donna riferisce inoltre di essere stata informata dell’esistenza di altre segnalazioni relative a modalità commerciali simili.
Da qui la decisione di rendere pubblica la propria esperienza. «Io ho sbagliato, lo ammetto – scrive nella lettera inviata alla redazione -. La situazione familiare mi ha resa vulnerabile e la pressione mi ha spinta a una scelta impulsiva». Dopo l’acquisto è riuscita almeno a ottenere, racconta, una liberatoria che sancirebbe la chiusura del rapporto contrattuale. Il suo invito è soprattutto a non firmare documenti durante visite a domicilio senza aver letto attentamente tutte le clausole, comprese quelle riportate sul retro, e senza essersi presi il tempo necessario per verificare ragione sociale, sito internet e recapiti dell’azienda.
La lettrice invita inoltre a prestare particolare attenzione quando vengono proposti budget da utilizzare nell’arco di diversi anni, forti sconti o acquisti accompagnati dalla richiesta di decidere e pagare in tempi molto brevi. «Vi chiedo di pubblicare questo avviso perché oggi sono attivi nelle nostre zone e stanno effettuando consegne a tappeto – conclude -. Un domani potrebbero essere in altri paesi della provincia. Solo informando capillarmente possiamo aiutare le persone a riconoscere queste pratiche e a proteggersi».