Cambiando prospettiva

Il volto nascosto del turismo a Bergamo: crescita sì, stipendi no

Dietro il successo della destinazione orobica emergono precarietà e lavoro povero. Donne e giovani sono le categorie più esposte

Il volto nascosto del turismo a Bergamo: crescita sì, stipendi no

Bergamo sta continuando a rafforzare la propria vocazione turistica. Città Alta, i borghi della provincia, i laghi e le montagne attirano ogni anno un numero crescente di visitatori, trasformando il turismo in uno dei motori dell’economia locale. Dietro questo successo, purtroppo, c’è anche una realtà meno visibile: quella di migliaia di lavoratori che, pur contribuendo all’accoglienza dei turisti, devono fare i conti con part-time involontari, stipendi bassi e una diffusa precarietà.

Il turismo cresce, cresce anche l’occupazione

L’analisi di Filcams Cgil di Bergamo, basata sui dati Inps 2024 e sulle più recenti rilevazioni del Cnel relative ai contratti collettivi del 2025, fotografa un comparto in continua espansione. Nella provincia di Bergamo gli addetti impiegati nei contratti nazionali del turismo e dei pubblici esercizi sono oltre 23.600, mentre i dati Inps indicano una media di circa 29.700 lavoratori, in aumento del 14,8% rispetto all’anno precedente. Di questi, oltre 27.400 operano nei pubblici esercizi, tra bar, ristoranti e pizzerie. A fronte della crescita dell’occupazione, però, emerge un dato significativo: 17.533 lavoratori, pari al 59% del totale, sono assunti con un contratto part-time.

«Il successo del settore non si riflette sui lavoratori»

A farne un’osservazione è stato Nicholas Pezzè, segretario generale della Filcams Cgil di Bergamo, il quale ha dichiarato: «Il turismo viene celebrato come uno dei motori dell’economia locale, ma la ricchezza prodotta non si traduce in un miglioramento delle condizioni di chi lavora ogni giorno nell’accoglienza». Secondo il sindacato, l’aumento dei flussi turistici è accompagnato da un ricorso sempre più frequente ai part-time involontari e da un’organizzazione dei turni che rende difficile raggiungere uno stipendio sufficiente per vivere dignitosamente.

Donne e giovani sono i più penalizzati

Questa situazione pesa soprattutto sulle donne, che rappresentano il 65,6% della forza lavoro del settore, e sui giovani under 30, che costituiscono oltre il 35% degli occupati. Lo studio nazionale “Focus sul lavoro povero” della Filcams Cgil ha evidenziato inoltre che, nel Nord-Ovest, il 59,57% dei lavoratori del turismo impiegati per almeno dodici settimane all’anno percepisce un reddito inferiore alla soglia di 14.800 euro annui, considerata il limite della povertà retributiva individuale. Tra le lavoratrici la percentuale sale al 65,42%.

Dai contratti irregolari allo sfruttamento

Accanto ai problemi salariali, la Cgil segnala anche situazioni di particolare gravità: «Abbiamo portato all’attenzione dell’Ispettorato territoriale del lavoro e della Procura alcuni casi riscontrati in ristoranti della città e della provincia», ha spiegato Paola Redondi, responsabile del mercato del lavoro della Cgil di Bergamo.

Secondo il parere del sindacato, alcuni lavoratori vengono assunti formalmente con contratti a chiamata o part-time, ma nella realtà svolgono turni di 11 ore al giorno per 6/7 giorni alla settimana, senza il rispetto dei riposi, delle ferie e delle retribuzioni previste dal contratto nazionale. In alcune situazioni, vitto e alloggio vengono utilizzati come strumenti per mantenere i dipendenti in una condizione di dipendenza dal datore di lavoro, con episodi che, secondo la Cgil, arrivano fino a minacce e violenze.

Tutelare chi denuncia

Per il sindacato risulta essere fondamentale garantire protezione ai lavoratori che decidono di denunciare situazioni di sfruttamento. La normativa prevede la possibilità di riconoscere un permesso di soggiorno a chi collabora con le indagini, consentendogli di trovare una nuova occupazione e interrompere il rapporto di dipendenza dall’impresa.

La sfida: un turismo sostenibile anche per chi ci lavora

Per la Filcams Cgil il futuro del turismo bergamasco passa non solo dalla capacità di attrarre nuovi visitatori, ma anche dalla qualità del lavoro. «I dati confermano ciò che denunciamo da tempo: il part-time involontario e la discontinuità lavorativa sono tra le principali cause del lavoro povero. Se Bergamo vuole costruire un modello turistico davvero sostenibile, deve investire anche sulla qualità dell’occupazione, contrastando l’abuso dei contratti part-time, garantendo il rispetto dei contratti collettivi e valorizzando la professionalità di chi ogni giorno accoglie i visitatori».