Il bar tradizionale perde terreno in Bergamasca, mentre avanzano modelli di ristorazione più strutturati, dai servizi di catering alle mense aziendali, passando per le consegne e le formule dedicate agli eventi. A raccontare la trasformazione del settore sono i dati elaborati da Confcommercio Bergamo, e riportati da L’Eco di Bergamo, che fotografano un comparto sempre più distante dal modello del classico bar di paese a cui tutti siamo abituati.
In sette anni chiusi 494 bar
In provincia sono complessivamente 7.063 le attività del settore. La quota maggiore è rappresentata dalla ristorazione, con 3.668 imprese, pari al 51,9 per cento del totale. I bar sono invece 2.938, il 41,6 per cento, mentre le imprese specializzate nella fornitura di pasti e nei servizi di catering sono 405, pari al 5,7 per cento.
Nei primi sei mesi del 2026 il comparto ha registrato una lieve contrazione, pari allo 0,3 per cento rispetto alla fine del 2025, determinata soprattutto dall’andamento dei ristoranti tradizionali e dei bar. Mense e catering, al contrario, continuano a crescere.
È il confronto con il 2019 a mostrare con maggiore evidenza quanto sia cambiato il settore della ristorazione bergamasca. In sette anni i bar hanno perso 494 attività, con una diminuzione del 14,4 per cento. Un calo che si contrappone all’andamento della ristorazione, cresciuta di 87 unità (+2,4 per cento), e soprattutto a quello delle imprese che forniscono pasti e servizi di catering, aumentate di 118 attività, pari a un balzo del 41,1 per cento.
«I numeri del primo semestre 2026 confermano che siamo di fronte a un vero e proprio riposizionamento del settore – afferma Diego Rodeschini, presidente di Fipe Confcommercio Bergamo -. Il dato più eclatante è la progressiva emorragia dei classici “bar di paese”. L’aumento dei costi di materie prime, utenze e affitti e i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, come la diffusione dello smart working, hanno reso il modello del bar tradizionale molto più fragile».
Imprese più strutturate per sopravvivere
Anche la composizione societaria delle attività racconta l’evoluzione del comparto bergamasco. Le ditte individuali rappresentano il 38,4 per cento delle imprese, mentre le società di capitali sono il 33,1 per cento e le società di persone il 24,5 per cento. Per Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo, «ciò dimostra che per sopravvivere in questo nuovo scenario serve una struttura manageriale solida. La ristorazione sta passando da un modello basato quasi esclusivamente sull’imprenditoria familiare a un sistema che richiede veri e propri investimenti aziendali».
«Se si tenesse conto solo del settore ristorazione e fornitura di pasti, il comparto ristorativo bergamasco registrerebbe una crescita netta di 205 unità (+5,3 per cento) dal 2019 a oggi», osserva Fusini. Il problema riguarda quindi soprattutto il modello tradizionale del bar: le difficoltà dell’economia locale hanno accentuato quello che viene definito lo “scoglio del secondo anno”, già particolarmente evidente dopo la pandemia. Il risultato è che poco più di un bar su due sopravvive dopo il secondo anno.