Tutelare la montagna

Birre, musica e decine di tende: il Bivacco Città di Clusone finisce nel mirino

Situato a oltre 2.000 metri, sarebbe diventato meta di gruppi che salgono per fare festa. Il Cai: «Segnalati anche vandalismi e uso improprio»

Birre, musica e decine di tende: il Bivacco Città di Clusone finisce nel mirino

Birre e borse della spesa nello zaino, musica ad alto volume, decine di tende piantate intorno alla struttura e gruppi di giovani che salgono in quota per trascorrere la notte e condividere sui social la propria “avventura”. È la situazione denunciata attorno al Bivacco Città di Clusone, a circa 2.050 metri di quota sul versante della Presolana, nel territorio di Castione.

A raccogliere la denuncia è stato il Dolomiti, e il caso è stato rilanciato anche da L’Eco di Bergamo, che ha raccolto ulteriori testimonianze sulla situazione della struttura. A lanciare l’allarme è però stato Claudio Trentani, gestore della Baita Cassinelli, che da anni osserva l’aumento delle presenze nella zona. Secondo il suo racconto, soprattutto dopo il 2020 il bivacco avrebbe iniziato a essere frequentato sempre più spesso come una sorta di meta per trascorrere una notte in montagna, piuttosto che come struttura destinata a offrire riparo agli escursionisti in caso di necessità.

«Fino a 15 persone nel bivacco e decine di tende»

I numeri raccontati dal rifugista danno l’idea delle dimensioni raggiunte dal fenomeno. In alcune occasioni, riferisce Trentani, si sarebbe arrivati a 15 persone all’interno del bivacco e decine di tende all’esterno.

Una frequentazione che, a suo parere, non si limiterebbe ai mesi estivi, ma proseguirebbe durante tutto l’anno, anche in inverno. E proprio questo rappresenterebbe uno dei principali motivi di preoccupazione: persone poco esperte della montagna che raggiungono una quota elevata senza essere adeguatamente preparate alle condizioni che potrebbero trovare.

Il problema, inoltre, finirebbe per coinvolgere anche la vicina Baita Cassinelli, che nei fine settimana si troverebbe a gestire gli escursionisti rimasti senza posto al bivacco. Alcuni, secondo la denuncia, sarebbero costretti a ridiscendere al buio, illuminandosi con la luce dei telefoni.

Musica alta e problemi ambientali

Tra gli episodi segnalati ci sarebbe anche quello di gruppi che hanno ascoltato musica ad alto volume in prossimità del bivacco, con possibili ripercussioni sulla fauna selvatica della zona. Il versante della Presolana è infatti inserito in un ambiente di particolare pregio naturalistico e, secondo quanto riportato da il Dolomiti, un escursionista avrebbe segnalato anche l’allontanamento progressivo di un branco di camosci che frequentava la conca.

A questo si aggiungerebbero le preoccupazioni legate all’igiene e alla gestione dei rifiuti. Il timore espresso dal rifugista è che un utilizzo sempre più intenso e poco rispettoso possa compromettere l’equilibrio dell’area e la stessa funzione per cui il bivacco è stato realizzato.

Il Cai: «Segnalati anche atti vandalici»

A confermare che il problema non sarebbe limitato alle sole modalità di frequentazione è anche il Cai di Clusone. Come riferito da L’Eco di Bergamo, il vicepresidente Claudio Ranza ha spiegato di aver ricevuto nelle ultime settimane diverse segnalazioni e fotografie relative a atti vandalici e uso improprio della struttura.

Il bivacco era già stato interessato da un importante intervento di manutenzione durante lo scorso inverno, realizzato grazie al lavoro dei volontari. Ma anche dopo i lavori non sarebbero mancati nuovi episodi.

In passato, una porta era stata addirittura divelta, permettendo alla neve di entrare all’interno e provocare ulteriori danni. L’episodio più recente, invece, riguarda la comparsa di scritte sulle travi interne, alcune delle quali incise direttamente nel legno. Il Cai aveva già invitato più volte gli escursionisti, soprattutto dopo il periodo Covid, a utilizzare correttamente il bivacco e a rispettare le regole di buon comportamento indicate anche all’interno della struttura.

La richiesta: «Serve riportare il bivacco alla sua funzione»

La denuncia non è quindi rivolta alla frequentazione della montagna in sé, ma a un modo di viverla che, secondo Trentani, rischia di trasformare un presidio alpino in una sorta di luogo per feste e ritrovi.

Il gestore della Baita Cassinelli chiede per questo un intervento per riportare il Bivacco Città di Clusone alla sua funzione originaria, garantendo sicurezza, rispetto dell’ambiente e tutela della struttura.

Una questione che, anche alla luce delle segnalazioni del Cai, sembra destinata a far discutere: il bivacco è nato per essere un punto di riparo e un presidio in quota, non una destinazione per trascorrere una notte di festa a oltre duemila metri.